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DI MESSINA

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Acquedolci

Acquedolci

 

Area Archeologica Grotta di San Teodoro

Area archeologica di San Teodoro, c.da Favara - Acquedolci (ME)
Tel. 0941/730005 – soprime@regione.sicilia.it
Orari ingresso : Tutti i giorni dalle ore 9.00 a un’ora prima del tramonto
Ingresso gratuito

 

Beni Architettonici

U.O. 3

Castello Cupane

Epoca: Sec. XVI
Comune: Acquedolci
Ubicazione: Via Castello
Autore: Maestranze locali
Proprietà: Comunale
Vincoli: D.A. 6607 del 26/07/2000

Castello CupaneIl complesso della torre di avvistamento e del palazzo baronale, con i corpi annessi, sorge in un'area, detta Marina delle Acque Dolci, che probabilmente, nel tardo periodo imperiale, era un porto commerciale sito nello sbocco del torrente Favara.
Il castello nasce intorno ad una torre eretta all'inizio del XV secolo da Augerot Larcàn, un cavaliere che si distingue nelle campagne militari ed al quale venne assegnata la baronia di San Fratello a supporto delle attività economico-commerciali già insediate. La torre era stata riedificata e fortificata, a fine secolo, da Antonio Giacomo Larcàn, contemporaneamente all'edificazione del baglio e alla posa della merlatura a coronamento delle mura.
Successivamente questa struttura fortificata viene inserita nel sistema di torri di avvistamento, voluto da Carlo V, per la difesa delle coste dalle scorrerie degli ottomani. Nel 1555 Vincenzo Larcàn costruisce il trappeto per la lavorazione della canna da zucchero che durerà fino al 1735.
Nel 1698, con il matrimonio della discendente dei Larcàn, il Borgo di Marina diventa proprietà esclusiva di una delle famiglie più importanti del Regno: i Gravina. Il complesso edilizio è così trasformato in dimora feudale ed arricchito con una facciata barocca; contemporaneamente viene ristrutturata la chiesa dedicata a San Giuseppe e realizzato un ponte al lato della torre. Inoltre vengono restaurati il trappeto e il mulino e sostituite le macine per lavorare il frumento. Nel 1879 la famiglia Gravina vende le proprietà ed il castello al barone Francesco Cupane.
Nel XX secolo il castello è fulcro di numerose attività: la lavorazione della seta e dell'agave, il commercio del sughero e degli agrumi, due mulini, una gualchiera, una taverna-osteria con cambio cavalli.
Il borgo della Marina (ormai Marina vecchia) perde la sua centralità quando nel 1922, a seguito di una frana, si decide di edificare il nuovo abitato (la Marina nuova) nei terreni adiacenti.
Il castello lentamente viene abbandonato e la torre, dopo essere stata danneggiata dai bombardamenti alleati nel 1943, viene demolita dalle Ferrovie dello Stato e nel 1966.
Da quel momento il castello diviene poco più di un rudere, sempre più soffocato da nuove costruzioni e strade. Nel 2002 il Comune decide di acquisire quel che rimane del vecchio castello.


Nella sezione che segue le notizie di carattere storico o leggendario sono estratte in sintesi dai testi pubblicati nel sito ufficiale del comune di Acquedolci - cfr. all'URL

La storia di Acquedolci è strettamente legata al paese di San Fratello, situato a 675 metri sul livello del mare e alla disastrosa frana che lo colpì l'8 gennaio 1922. Questa calamità naturale costrinse gran parte della popolazione a lasciare ciò che restava delle loro case e a stabilirsi ad Acquedolci, a quell'epoca, frazione di San Fratello.
Le prime notizie storiche sull'abitato di Acquedolci, a parte il diploma del 1178 dell'Arcivescovo Timoteo, le fornisce Tommaso Fazello: "Acque deinde cognomate Dulci cum taberna hospitatoria". Maurolico, in uno scritto del 1546, annota: "Acque Dulci Fundaco". Qualche anno dopo Filoteo parla di "Bella torre con osteria".
Sembra, pertanto, che il primo nucleo abitativo di Acquedolci comprendesse una serie di fabbricati (trappeto, macina per il frumento, edifici per la lavorazione della seta, raffineria per la canna da zucchero, taverna e stazione per il cambio dei cavalli) costruiti nei pressi di uno "scoro" o "carricatorum" (appellativi con cui veniva chiamata "la marina delle acque dolci").
A supporto delle attività economico-commerciali della zona fu costruita una torre che successivamente entrò a far parte del complesso di torri d'avvistamento fatte costruire nel XVI secolo dall'Imperatore Carlo V per la difesa delle coste. Tra la fine del ‘600 e gli inizi del ‘700 i Principi di Palagonia fecero costruire un castello attiguo alla torre.
Nel 1754 San Fratello subì una disastrosa frana cui ne seguirono altre, anche se di piccola entità, nel 1896 e nel 1905, fino a quella memorabile del 1922.
Come è stato già detto questo evento costrinse molti Sanfratellani a trovare rifugio ad Acquedolci, la cosiddetta "marina" di San Fratello.
Acquedolci nacque quindi come nucleo urbano nel luglio 1922, con la Legge n. 1045 che disponeva il trasferimento e la ricostruzione di San Fratello nella suddetta frazione.
Il forte incremento demografico e il conseguente sviluppo urbanistico della frazione portò, verso la fine degli anni '50, un comitato spontaneo di cittadini a battersi per l’autonomia.
Acquedolci fu eretto comune autonomo con Legge Regionale n. 42 del 28 novembre 1969.

La Preistoria. Le prime tracce antropiche di questo territorio risalgono al paleolitico e furono scoperte più di cento anni fa nella Grotta di San Teodoro. La grotta, opera di un fenomeno carsico che scavò un antro nell'interno del monte San Fratello, risulta ricca di reperti di fauna databili al pleistocene: rinoceronti, ippopotami, elefanti nani. Questi resti giunsero nella grotta attraverso inghiottitoi quando la grotta stessa non comunicava con l'esterno. Diverse migliaia di anni dopo, la terra si sollevò e al posto del mare si estese una pianura costiera. Fu allora che giunse l'uomo, come dimostrato dal ritrovamento di numerosi resti umani.
La dominazione Greca. La storia di Acquedolci si fonde con quella di San Fratello durante la dominazione greca in Sicilia; vengono fatti risalire a questo periodo storico, infatti, le rovine di una città che sorgeva sul monte San Fratello e che molti studiosi identificano con l'antica Apollonia, città decumane "spogliata da Verre", così come dice Cicerone nella V delle Verrine. Lo stesso Cicerone, nella VII delle Verrine, fa supporre l'esistenza di un porto commerciale e militare ad Apollonia che disponeva di navi per la difesa delle coste. Il porto (Carricatorum Acquarium Dulcium) doveva trovarsi sotto i ruderi dell'attuale castello, nei pressi dello sbocco a mare delle acque del Torrente Favara. Numerosi frammenti di anfore per il trasporto di derrate alimentari sono stati rinvenuti durante i lavori di sistemazione di Piazza Dante.
La dominazione Araba. Fino al dominio bizantino non si hanno tracce di questo importante insediamento, ma alla distruzione di Apollonia sono strettamente legate le origini di San Fratello. Furono probabilmente i saraceni a distruggere questa città iniziando, nell'anno 827, la conquista araba della Sicilia. Durante tale dominazione la Sicilia fu ripartita geograficamente in Val Demone, Val di Noto e Val di Mazzara. Nella Val Demone fu compresa quasi tutta l'area tirrenica e San Fratello divenne uno dei centri mercantili e militari più importanti.
Agli Arabi si deve l'importazione e la coltivazione della canna da zucchero che ebbe in Acquedolci, come risulta da importanti documenti storici, uno dei centri di maggiore attività produttiva ed alla quale deve verosimilmente il proprio nome.
L'egemonia Mussulmana in Sicilia terminò nel 1060, quando i Normanni del Conte Ruggero strapparono la Sicilia ai Saraceni stanziandosi in località militarmente inespugnabili come Messina, Randazzo, Troina e San Fratello.
Per tutto il periodo Normanno e per i primi anni degli Aragonesi non è noto sotto quale dominio sia stato San Fratello. È certo che nel 1408 passò nelle mani della famiglia dei Larcan De Soto i cui discendenti lo tennero fino al XVII secolo. L'ultimo signore di San Fratello fu Ferdinando, Principe di Palagonia.
A cura di Salvatore Gerbino
Bibliografia su Acquedolci di Pierpaolo Faranda:
- “Il trappeto dell’Acque dolci”, tesi di laurea in Architettura, Palermo 2000;
- “Notizie utili per la riscoperta di un territorio” in “Padre Gagliani: un prete e la sua parrocchia”, Acquedolci 2001;
- “La torre il baglio e la residenza fortificata nella marina delle Acque dolci” in Atti del convegno “Tesori antichi di un giovane comune” Edizioni ACM, Acquedolci 2002;
- “La torre di Acquedolci” in “Le torri nei paesaggi costieri (secoli XIII-XIX)” Regione Sicilia, Centro regionale per l’inventario, la catalogazione e la documentazione dei beni culturali ed ambientali, Tipografia Lussografica, Caltanissetta 2008;
- “Città-giardino: il piano di Acquedolci. Storia e urbanistica di una città siciliana fondata in era fascista (1922-1932)” Qanat, Palermo 2010;
- “La fondazione di Acquedolci negli scritti di Benedetto Rubino (1922-1937)” Qanat, Palermo 2012.


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