SOPRINTENDENZA BCA
DI MESSINA

Territorio provinciale di competenza

Quadro riepilogativo delle attività istituzionali relative al Comune evidenziato sulla mappa

 

 

 

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Basicò

  Basicò

Beni Architettonici

U.O. 3

Cappella De Maria

Epoca: Fine XVIII o inizi XIX secolo
Comune: Basicò
Ubicazione: Contrada Faraci
Autore: Maestranze locali
Proprietà: Privata
Vincolo : D.A. N° 6977 del 11.10.1993

Cappella De MariaIl paese di Basicò si chiamava "Casalnuovo" fino al 1862. L'odierna denominazione deriva dal greco Basilikon, che significa reale e si riferisce a un'abbazia presente nel suo territorio, di cui adesso sono visibili solo i resti.
Non si possiedono molte notizie sulla storia di Basicò, tuttavia si sa che il borgo fu fondato nel 1310 da Federico II d'Aragona attorno all'abbazia e appartenne a questa famiglia feudale per un lungo periodo.
In questo scenario, per volere reale, sorse su questo sito il convento delle clarisse di santa Maria di Basicò, retto da nobildonne fra le quali alcune parenti dello stesso sovrano.Il re Federico arricchì il monastero di numerose rendite.
La sconfitta degli Svevi, l'avvento degli Angioini e le guerre con gli aragonesi, segnarono il tramonto del casale di Basicò, il convento venne saccheggiato e le suore costrette a riparare a Rometta dove fonderanno un nuovo convento.
Il Casale, nel XIII secolo, venne rinominato “Casale Novum” o Casalnuovo che entrerà nelle vicende della lunga stagione feudale con il dominio della famiglia Lancia (1350- 1352), dei Marullo (1539- 1541) per tornare ai Lancia e Saccano (1554- 1647).
La famiglia Lancia terrà il feudo fino al 1762 allorquando detta famiglia venne costretta alla vendita dei beni a causa dei debiti accumulati nel tempo. Il feudo venne acquistato, il 16 giugno 1766, da Francesco Antonio di Maria, barone di Alborchia e Capuano di Ganci, consigliere del Re e rivestì il titolo di barone.
I terreni intorno al feudo erano coltivati ad uliveti e vigneti ed inoltre veniva allevato il baco per la produzione della seta. La presenza dei proprietari in sito favorì la costruzione di piccoli borghi contadini. Fra questi borghi vi è quello di Faraci dei baroni De Maria. Fra il piccolo agglomerato di case venne edificata una cappella databile fra la fine del sec. XVIII o gli inizi del successivo.

 

Castello dei baroni De Maria

Epoca: Secolo XVI
Comune: Basicò
Ubicazione: Via Castello
Autore: Maestranze locali
Proprietà: Comunale
Vincolo : Decl. N° 8302 del 30.05.1983

Castello dei baroni De MariaIl paese di Basicò si chiamava "Casalnuovo" fino al 1862. L'odierna denominazione deriva dal greco Basilikon, che significa reale e si riferisce a un'abbazia presente nel suo territorio, di cui adesso sono visibili solo i resti.
Non si possiedono molte notizie sulla storia di Basicò, tuttavia si sa che il borgo fu fondato nel 1310 da Federico II d'Aragona attorno all'abbazia.
Per volere reale, infatti, sorge su questo sito il convento delle clarisse di Santa Maria di Basicò (dal greco Regale), retto da nobildonne fra le quali alcune parenti dello stesso sovrano. Il re Federico arricchisce il monastero di numerose rendite.
Il convento non sembra subire crisi rilevanti nel corso delle successive dominazioni sveva ed angioina.
Però le guerre fra angioini e aragonesi ed il successivo imporsi di questi ultimi in Sicilia segna il tramonto del monastero che viene saccheggiato e le suore sono costrette a riparare a Rometta dove fondano un nuovo convento.
La presenza dei feudatari nelle terre di Casalnuovo, ha come punto fermo un diploma del 1416 a favore della famiglia Lancia (Lanza), dà per esistente un centro abitato, lungo la via di «Franza» che arrivava fino davanti alla chiesa di Santa Maria. Il paese è costituito, in tutto, da ventisette case e tali rimarranno fino al XVI secolo. Nel corso di questo secolo avviene lo sviluppo agricolo della Baronia, cui seguono proporzionalmente, il ripopolamento degli aggregati rurali esistenti e la nascita di nuovi borghi.
Il Casale, nel XIII secolo, viene rinominato “Casale Novum” o Casalnuovo che entra nelle vicende della lunga stagione feudale con il dominio della famiglia Lancia (1350- 1352), poi dei Marullo (1539- 1541) per tornare ai Lancia e Saccano (1554- 1647).
Il primo quarto del XVII secolo è caratterizzato, nel comprensorio delle Caronie, da una crescita demografica.
Un pesante brigantaggio porta, per i rischi che si correvano nelle campagne, all'incremento della popolazione dei centri abitati e, in particolare a Casalnuovo, nelle vicinanze del palazzo baronale, presso il quale sorgono piccole case con tipologie rurali e stalle annesse. Nel 1699 la cappella creata dai Naselli venne adibita a Chiesa della comunità circostante e viene aperta una porta sulla strada pubblica che fiancheggiava il palazzo, per consentire la fruibilità ai contadini residenti ed alle loro famiglie.Castello dei baroni De Maria
Solo dopo il 1740, per volontà del Principe d’Aragona, nasce la corte (o baglio) con, chiusura del fronte strada, sul cui asse furono inseriti i due portali. Nasce un complesso organico, dominante l’abitato; i prospetti sono arricchiti con cornici, paraste e balconi di pietra. La chiesa, inglobata al complesso, rimane sopraelevata di circa 1 metro dal piano della corte.
I Lancia tengono il feudo fino al 1762 allorquando sono costretti a metterlo in vendita a causa dei debiti accumulati nel tempo. Il 15 Ottobre 1766 il Barone di Cavaleri, Francesco Antonio De Maria, acquista i titoli di proprietà del feudo di Casalnuovo ed entra di diritto, con il titolo di barone di Casalnuovo, fra i componenti del Parlamento di Sicilia.
L’avvento dei Borboni e le mutate legislazioni, con l'abolizione del feudalesimo e dei diritti ad esso connessi, fanno venir meno l’interesse baronale per la gestione delle terre. I feudatari tendono a risiedere nelle città e perdono il controllo del sistema della gestione dei loro possedimenti.
Solo, sul finire del XIX secolo, si ha traccia del consolidamento di alcune murature esterne, prospicienti il baglio, effettuate con materiali assai diversi dagli originali. Fortunatamente si salvano dagli interventi i prospetti esterni che rimangono integri, mentre la Cappella, ormai ridotta a rudere, viene demolita in tempi pressocchè recenti.
Così, i De Maria, cedono le proprietà alla famiglia Foti che sanno amministrare i beni con giustizia accattivandosi le simpatie degli abitanti del luogo.
Il prestigio al complesso edilizio deriva, ancora oggi, soprattutto dai due portali settecenteschi: il portale d’ingresso, formato da conci di pietra locale con una chiave ornamentale, ed il portale interno, di fattura più classica, che fa da asse alla corte, costituita da corpi di fabbrica ad una elevazione fuori terra di natura modesta, adibiti a servizi del palazzo.
Il complesso fortificato a pianta quadrilatera, edificato nel XVI secolo, con la sua cinta muraria, è il simbolo del potere assoluto del feudatario di turno. La distribuzione planimetrica è quella classica: un corpo prominente, che costituisce la residenza padronale ed un secondo corpo, opposto al primo, costituito da ambienti a schiera che erano le abitazioni del personale. Il primo corpo è collegato al secondo da altri locali adibiti a magazzini posti a recinzione del quadrilatero del complesso fortificato.
Negli anni 70 il Comune acquista l'immobile. All'interno, oltre ai locali di servizio, vi è una sala con attrezzature museali etnoantropologiche (Museo Arti e Tradizioni), mentre il piano superiore risulta destinato a biblioteca, sala conferenza, sale esposizione fotografica.

 

Monastero Basiliano

Epoca: XVIII secolo
Comune: Basicò
Ubicazione: Via Roma
Autore: Maestranze locali
Proprietà:
Vincolo : D.A. N° 6182 del 11.06.1993

Monastero BasilianoNella seconda metà del XI secolo iniziano i primi sbarchi dei Normanni in Sicilia lungo le coste fra Milazzo e Capo Tindari. I dominatori Arabi sono costretti ad arretrare fino al definitivo abbandono dell'isola.
I frati Basiliani sono presenti in Sicilia anche durante la dominazione araba, rinchiusi in monasteri edificati in luoghi isolati dell'entroterra e per questo difficili da individuare e raggiungere. In realtà gli arabi non danno molto peso a questa presenza proprio per il carattere, apparentemente, isolazionista ed invece questi monasteri hanno un ruolo importante per il mantenimento in vita della fede cristiana ed hanno un ruolo logistico fondamentale nel favorire l'avanzata dei Normanni.
Nei circa centotrentasette anni di dominazione normanna i litorali vengono costellati da torri di avvistamento, con lo scopo di prevenire il ritorno degli Arabi e salvaguardare le coste da eventuali sbarchi di pirati che, al tempo, infestavano tutto il mediterraneo. Nell'entroterra dell'isola nascono numerosi monasteri che diventano i poli produttivi dell'economia medievale controllate dalle nuove famiglie emergenti.
La presenza dei basiliani nel luogo, dove sorgerà il centro abitato di Basicò, è documentata sin dal 1310 quando, il re Federico II d'Aragona, fa edificare il monastero femminile di Santa Maria di Basicò (dal greco vuol dire regale), retto da nobildonne aragonesi fra le quali alcune parenti dello stesso sovrano.
Il convento non sembra subire crisi rilevanti nel corso delle successive dominazioni sveva ed angioina.
Però le guerre fra angioini e aragonesi ed il successivo imporsi di questi ultimi in Sicilia segna il tramonto del monastero che viene saccheggiato e le suore sono costrette a riparare a Rometta dove fondano un nuovo convento.
Tuttavia, ancora nel XVIII secolo, i basiliani sono ancora molto attivi in questa area geografica della Sicilia tanto da arrivare a fondare un monastero di frati nel centro abitato di Basicò, che all'epoca si chiama Casale Nuovo. Non sono note le vicende di questo monastero e di quando e perchè venne abbandonato.
Il complesso edilizio è formato da due corpi di fabbrica contigui a due elevazioni f.t.

 

Palazzo dei Baroni Foti

Epoca: XVIII secolo
Comune: Basicò
Ubicazione: Via Roma
Autore: Maestranze locali
Proprietà: Fondazione Ignazio FotiPalazzo dei Baroni Foti
Vincolo : Ope Legis

Palazzo Foti venne edificato su una precedente costruzione quattrocentesca adibita a filanda. A volere la costruzione del palazzo, nel sec. XVIII, fu il Governatore che lo elevò a propria residenza. Il palazzo divenne poi la dimora della famiglia Foti che era stata insignita del titolo di barone.
Il palazzo, in stile barocco, è a due piani f.t. ed è fiancheggiato da un ampio cortile dove è visibile un pregevole scalone d'ingresso e degli archi ogivali, ultime vestige dell'antica filanda quattrocentesca.



Nella sezione che segue le notizie di carattere storico o leggendario sono estratte in sintesi dai testi pubblicati nel sito ufficiale del comune di Basicò - cfr. all'URL

Il Borgo di Basicò, sito a solo 12 km dall'Uscita autostradale di Falcone (A 20) 450 m s.l.m., dal quale si gode una splendida vista sul golfo di Milazzo e sull'incantevole arcipelago eoliano e tutt'attorno una viva memoria storica, tramandata per secoli e rimasta impressa nell'andamento tortuoso dei vicoli, delle piazze, dei quartieri; è il luogo ideale per godere di un turismo sostenibile, naturalistico ed escursionistico. Basicò, senza dubbio, e' un luogo in cui il tempo acquista una dimensione particolare, giocata attraverso la trama fitta di continui rimandi che rimbalzano dal Medioevo al Settecento, all'antichità preellenica.

BASICO' nella preistoria

Basicò ha un nome aristocratico che rimanda al greco Basilikòn, tempio o cappella regale.
Quel che i sovrani aristocratici medioevali non potevano sapere è che questa parte di Sicilia presenta delle straordinarie attestazioni pre e protostoriche di cui è ricco il territorio di Basicò.
Già tra la metà e la fine degli anni settanta, si sono susseguiti sul territorio diversi ritrovamenti di contrappesi di telaio in argilla, alcuni dei quali sommariamente decorati a incisione. Ne diedero conto fra gli altri anche Luigi Barnabò Brea e Madeleine Cavalier, infaticabili ricercatori delle più remote testimonianza archeologiche della “ Sicilia prima dei Greci “.
Ciò di cui gli studiosi si accorsero subito era che si trattava delle tracce più superficiali di alcune stazioni molto antiche, risalenti al medio e tardo neolitico, ossia al periodo compreso tra la fine del IV e la metà del III millennio. I reperti di Monte Pito e Quattrofinaite, in gran parte industria litica e resti ceramici, testimoniano il contatto con le coeve culture oliane, mentre il fatto che si sia trovato molto materiale di risulta e pochi utensili ha fatto pensare ad una frequentazione solo stagionale.
La presenza di scopritori occasionali e tombaroli senza scrupoli, hanno invece distrutto per sempre vari resti di tombe a incinerazione, rinvenute a Quattrofinaite e Badiazza, sempre nel territorio basicotano, mentre in contrada Fontana Fondaco esistono tracce murarie di un insediamento di eta’ romano-bizantina.

Dai Normanni all'Unità d'Italia

La svolta giunge quando dalle alture dei Nebrodi i suoi abitanti poterono assistere ai primi sbarchi normanni, approdati sulla costa tra Capo Tindari e Capèo Milazzo nella seconda metà del Mille. Le traccie lasciate nel comprensorio dal predominio degli Altavilla non si contano, e ciò giustifica il fatto che il Demone sia stato giustamente definito come il più normanno dei tre Valli siciliani.
L’interno e la fascia litoranea vengono collegati da una costellazione di torri e fortezze che presidiano le alture, mentre qua e là spuntano nuovi monasteri, poli produttivi di spicco nella scarsa economia medievale, controllati dalle nuove famiglie emergenti.
In questo scenario sorge a Basicò per volere reale, il convento delle Clarisse, Santa Maria di Basicò, retto da nobilissime dame fra le quali anche alcune parenti di Federico II.
La sconfitta degli Svevi, l’avvento degli Angioini e la lotta con gli Aragonesi segnano il tramonto del casale Basicò e del suo convento, che ne subisce il saccheggio. Le suore scampate all’attacco si riparano dapprima Rometta Superiore e poi a Messina, nella zona, che oggi possiamo identificare come Piazza Basicò a monte della Salita S. Agostino, dove insiste la Fontana Falconieri.
Ribattezzato Casalnuovo, entra in una lunghissima stagione feudale che vedrà l'avvicendarsi delle famiglie dei Lancia (1350-1352), dei Marullo (1539-1541), ancora dei Lancia con i Saccano (1554-1647), dei Naselli ( 1648-1773), e dei De Maria (dal 1766 con investitura ufficiale nel giugno 1767), ultimi baroni che persero i diritti feudali nel 1812 con l’abolizione delle baronie in Sicilia.
Nel 1860 il vetusto feudo diventa Comune d’Italia con il nome di Basicò.


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