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Brolo

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Beni Architettonici

U.O. 3

Castello o Torre Voab

Epoca: X- XV
Comune: Brolo
Ubicazione: Piazza Castello
Autore: Maestranze locali
Proprietà: Privata
Vincolo : D.A. 6903 DEL 04.12.1992

Castello o Torre VoabLa città di Brolo, che nelle antiche mappe dei geografi arabi era indicata come il “porto della vite” (perché qui le navi caricavano il vino), domina ancora oggi, con il suo caratteristico borgo medievale, la splendida Costa Saracena, fascia tirrenica che spazia da Capo d’Orlando a Capo Calavà, un tempo terra di razzie da parte delle galere del pirata Barbarossa.
Il primo nucleo del borgo, con la sua torre, era conosciuto sin dal 1094, in epoca normanna, con il termine arabo di Voab, cioè Rocca marina in virtù della sua posizione geografica e strategica. Fu ambita sede di nobili, oltre che residenza della Principessa Bianca Lancia, moglie dell’Imperatore Federico II e madre di Manfredi Re di Sicilia.
La torre era un presidio posto a tutela delle sottostanti attività portuali nonché punto privilegiato per la difesa dalle incursioni dei mori, mentre il borgo aveva un’importante funzione nevralgica per l’economia dell’entroterra nebroideo, con il suo porto che doveva avere un ruolo di grande importanza nel quadro delle rotte commerciali marittime, anche alla luce della strategica vicinanza delle dirimpettaie isole Eolie. Nel 1682 il porto fu insabbiato e distrutto dalle piene dei torrenti.
Così quella che un tempo era una fortezza che sorgeva su una cresta rocciosa a dirupo sul mare, oggi appare un maniero ben discostato dalla battigia a causa della formazione di una pianura alluvionale. Secondo Martino de Spucches, la costruzione del castello risale ai primi del ‘400 ad opera di Pietro o Corrado Lancia, la cui famiglia venne in Sicilia dal Piemonte durante il periodo svevo.
Castello o Torre VoabL’accesso alla cittadella è consentito da due porte: quella denominata “fausa”, alle spalle del castello, e quella che costituisce l'ingresso principale con l’arco in arenaria sormontato da un altorilievo marmoreo che reca una sequenza di quattro scudi con gli stemmi dei Luna, dei Lancia, della baronia di Piraino e degli Alagona. E proprio su questa porta della cinta muraria si trova la scritta “Imperium Rexit Blanca – Hoc e Stipite Natus Manfredus Siculus Regia Sceptra Tulit”, mentre sulla seconda c’è uno scudo in marmo bianco con la scritta “Principalior Omnium”, a ricordo di Corrado III che nel 1404 veniva dichiarato “maior ac principalior de domo Lancia”.
Del complesso fortificato resta la cortina muraria, inglobata talvolta in strutture murarie successive, i due portali ed una corte sistemata a giardino con un elegante pozzo esagonale, il tutto sormontato dalla mole del mastio. Basata su una poderosa scarpa, la torre è caratterizzata da un torrino cilindrico addossato alla parete settentrionale, all’interno del quale vi è una scala a chiocciola che permette di collegare i vari piani.
La torre si eleva per quattro livelli culminando in una terrazza merlata. I primi tre piani sono caratterizzati da ambienti unici, con il pian terreno ed il primo piano aventi una volta a botte.
Al secondo piano vi è una bellissima sala di rappresentanza, e presenta, contrariamente alle altre, una volta a crociera che si chiude con lo stemma dei Lancia di Brolo. Questo è l’unico piano a possedere aperture su ogni lato, oltre ad avere, sul lato esposto a est, una porta che immette su un monumentale balcone panoramico.
Il castello di Brolo, oggi della Famiglia Germanà, la quale ha curato il restauro delle parti fatiscenti e dei danni subiti a causa della seconda guerra mondiale, ospita al suo interno il Museo delle Fortificazioni Costiere della Sicilia ed il Museo Storico della Pena e delle Torture.


Nella sezione che segue le notizie di carattere storico o leggendario sono estratte in sintesi dai testi pubblicati nel sito ufficiale del comune di Brolo - cfr. all'URL

Il nome Brolo proviene dall'originale termine "Brolium", che nella bassa latinità aveva il significato di "parco o giardino".
Dalla ricostruzione della Tabula Peutingeriana, che descrive la viabilità della Sicilia nel IV secolo, si evince che la strada principale dell'Isola, ossia la Via Valeria, metteva in comunicazione la Sicilia settentrionale da oriente ad occidente, attraversando l'attuale centro urbano di Brolo seguendo quasi fedelmente il tracciato della S. S. 113: tale strada costituiva un asse di rilievo per gli scambi commerciali dell'epoca.
Forse ancor prima di essere un borgo di pescatori, il villaggio siciliano era parte fondamentale di quello che Catone, alcuni secoli prima, aveva denominato "granaio del popolo romano".
La storia dell'antico originario borgo medioevale nasce e si sviluppa intorno al Castello, costruito quasi a picco sul mare: il "maniero" dominava un vasto tratto della costa tirrenica, proteggendo le spiagge sottostanti dalle incursioni piratesche.
Questo edificio adibito al controllo della costa, unitamente al villaggio di pescatori era conosciuto, in epoca normanna, con il termine "Voab", toponimo lasciato in eredità dalla precedente dominazione araba ed il cui significato è "Rocca marina". L'attribuzione di una così impegnativa denominazione rende palese l'importanza che il villaggio ricopriva nel tratto di costa tra Capo d'Orlando e Capo Calavà, in virtù della sua particolare posizione geografica e strategica; il porto di Brolo era il solo presente in questo tratto di litorale, segnalato dal geografo Edrisi nel 1154 con il nome di "Marsa Daliah - il porto della vite" quasi sicuramente era protetto da una iniziale costruzione adibita all'avvistamento delle navi saracene.
Non si hanno notizie certe sui fondatori del primo insediamento; le fonti storiche più attendibili fanno risalire la costruzione del primo impianto urbanistico all' XI secolo, attribuendola ai Primati di Sicilia, nobile famiglia appartenente al ceppo di Bartolomeo d'Aragona e legata alla corte di Federico II. Si narra che Bianca Lancia, futura madre di Manfredi di Sicilia abitò nel castello.
L'espansione di Brolo avviene gradualmente; nel XVII secolo nella breve pianura, sottostante il castello, si sviluppa il centro abitato con la Chiesa Madre fatta costruire da Ignazio Vincenzo Abate, marchese di Longarino e Signore di Brolo, nel 1764, ed infine l'edificazione, lungo la strada regia, di alcuni palazzetti ottocenteschi definiscono il profilo urbano del paese.
Brolo quindi senza privarsi degli agi della modernità, mantiene memoria visiva del Medioevo consentendo al visitatore, in un tutt'uno, di assaporare la delizia dei luoghi, il gusto della leggenda, il sapore della storia, dei fasti nobiliari e della sapienza popolare.


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