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DI MESSINA

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Furnari

Furnari

  Furnari

Beni Architettonici

U.O.3

Palazzo Marziani

Epoca: XVIII Secolo
Comune: Furnari
Ubicazione: via Uffici
Autore: Maestranze locali
Proprietà: Comunale
Vincolo : D.A.6093 del 21.05.99

Sulle origini del paese non si hanno notizie certe. La versione storica più accreditata sostiene che nella prima metà del XIII secolo, un notabile genovese, Filippo Furnari, sia venuto in Sicilia al seguito di Federico II e abbia avuto da questi, come premio per la sua fedeltà, il titolo di barone e un feudo che da lui prese il nome di "Terre di Furnari". Su una roccia , a limite di un dirupo, la famiglia Furnari fecero costruire un piccolo castello intorno al quale andò sviluppandosi il borgo. Nel 1643 il feudo fu trasformato in ducato. Ad Antonio Furnari venne conferito dal re Filippo IV di Spagna il titolo di duca. I Furnari nel 1691 vendettero le loro terre e il castello alla famiglia Marziani: l'anno dopo Antonio Marziani ottenne dal re Carlo II di Spagna il titolo di principe e il riconoscimento del possesso che la famiglia conservò fino al 1813, quando il Parlamento Siciliano abolì il feudalesimo.
Il palazzo era la dimora della famiglia dei "Principi Marziani", famiglia dell'aristocrazia siciliana. I "Principi Marziani" hanno contribuito molto per Furnari, poiché hanno costruito ed ampliato gran parte del paese. Fu edificato all'inizio del XVIII secolo. All'interno si trova un grande e maestoso affresco in mosaico. Successivamente venne adibito a Caserma dei Carabinieri e a Scuola Elementare.


 

Nella sezione che segue le notizie di carattere storico o leggendario sono estratte in sintesi dai testi pubblicati nel sito ufficiale del comune di Furnari - cfr. all'URL

Le origini di Furnari rimontano al secolo XIII.
Il paese fu fondato da un certo Filippo Furnari, genovese, il quale ebbe concesse dagli Svevi alcune terre della comarca di Patti.
Un tempo Furnari era dotata di una rocca.
Nel 1282, il re Pietro d'Aragona, essendosi fermato a Furnari per parecchi giorni con tutte le sue genti per intimare la resa a 1000 Francesi che si trovavano nel castello di Milazzo, confermò al feudatario del luogo, Pietro Furnari, la proprietà e la terra, già confiscata da Carlo d'Angiò.
I suoi discendenti rimasero in possesso del territorio, conservando il titolo baronale, ed acquistando quello ducale nel 1643 con Antonio Furnari.
Nel 1813, la terra di Furnari, libera da ogni vassallaggio, si costituì a Comune, con magistrati propri.
Dalla fine del 1600 ai primi del 1700, e precisamente dal luglio 1692 fino al Maggio del 1703, fu arciprete di Furnari Giuseppe Millemaggi, celebre predicatore apostolico, ed autore di alquante orazioni panegiristiche. Predicò a Napoli, a Palermo, e a Roma, presso il Papa.
Furnari ha due scrittori e poeti, molto apprezzati e conosciuti in campo nazionale: il prof. Felice Conti e il prof.Lorenzo Chiofalo.
Secondo i critici, il Conti è un poeta dalla vena limpida e delicata, ed uno scrittore, dal realismo verghiano.
Egli è autore di "Sensazioni", di "Hanno rubato un cipresso", di "Un'occhiata di sole", e di "Una vita così".
Furnari è un piccolo centro collinare nella provincia di Messina, che sorge a circa 145 metri sul livello del mare sul fianco nord del Monte Croce, che è una delle tante belle propaggini dei monti Peloritani. Sulle origini del paese, la storia cammina strettamente legata alla leggenda. E proprio dalla leggenda ha avuto origine lo stemma del comune, raffigurante un cane levriero in campo rosso con tre rose e la scritta "Finché venga". Questo stemma racchiude in sé un avvenimento accaduto intorno all’anno 1120, quando, un giorno, il re Ruggero II D’Altavilla si trovava a caccia in questo sperduto lembo della Sicilia.
Durante la battuta, un suo compagno con l’arco, per errore, invece, di colpire una lepre colpì un cane levriero, a cui il Re teneva tantissimo. Disperatamente, subito, cercarono di salvare la vita dello sfortunato cane, ma dopo avergli estratto la freccia dal corpo, non riuscivano a fermare la forte emorragia. Fortuna volle che nelle vicinanze dell’accaduto vi era un gruppo di capanne e là, nelle vicinanze, vi era un contadino, che si chiamava Antonio Furnari, il quale accudiva il proprio orticello. Il re, di tutta corsa, chiamò quell’uomo, chiedendo aiuto. Quegli, immediatamente, si premurò a soccorrere il cane, che ormai era alle estreme senza per nulla chiedere chi fossero quei forestieri e donde venissero. Corse in casa, prese delle lenzuola, e usando delle erbe mediche fermò la forte emorragia. Ma il cane non era assolutamente in grado di camminare e, nel contempo, il re, che mai fino a quel momento aveva rivelato il proprio nome al contadino, doveva ritornare ai propri doveri di governo. Perciò, invitò il contadino a prendersi cura del cane, dicendo che sarebbe ritornato a prenderlo. Il Furnari acconsentì, portò in casa sua l’animale e salutò lo "straniero", al quale non chiese il nome né tanto meno il re, accomiatandosi, disse chi fosse.
Passavano i giorni, le settimane, i mesi, il cane, oramai, era completamente guarito, correva per le campagne e mangiava abbondantemente e poiché il padrone non ritornava a prenderlo, i suoi amici lo esortavano a venderlo, perché un cane di tale razza era un animale prezioso.
Il Furnari, però, uomo di grande levatura morale, rispondeva che avrebbe tenuto con sé il cane "finché venga". Un giorno il povero contadino sentì per i viottoli della campagna un intenso trotterellare sempre più vicino alla propria misera abitazione. A un tratto apparvero dietro lo stendardo reale cavalieri in armature scintillanti e, in mezzo a loro, lo "straniero".
Antonio Furnari vendendo così tanti soldati e le insegne reali e lo "straniero" vestito in oro, capì chi effettivamente fosse il padrone del cane e subito si inginocchiò. Il cane, che era nei pressi, riconobbe il padrone e gli cominciò a gironzolare intorno con la coda festante, abbaiando felicemente. Il re scese da cavallo, e ammirando la fiducia che il povero Furnari ebbe in lui, prese la spada, la pose sulla spalla destra dello sbalordito contadino, chiamò a sé i notai, che sempre lo seguivano, e pronunciò la reale formula, con la quale nominò Antonio Furnari principe del territorio. Negli anni seguenti, attorno al castello del principe cominciarono a nascere le prime povere case dei contadini che lavoravano nelle sue proprietà. Nel tempo si formò un villaggio, che nei secoli divenne un bel piccolo centro collinare.
Questa la leggenda tanto ha dovuto affascinare Ludovico Ariosto, il quale nell’"Orlando Furioso" al canto XLI, 30 così scrive "Un can d’argento aver vuole Oliviero/che giaccia e che la lassa abbia sul dosso/con un motto che dica"finché vegna".
La storia, invece, vuole che il paese di Furnari abbia origine intorno al 1300, allorquando un certo Filippo Furnari da Genova si trasferì in Sicilia. Questi, in cambio di servizi resi all’imperatore Federico II, ottenne da lui il titolo di Barone di un territorio di circa 1300 ettari, che si estende dal Monte Croce sino al mare. Costruì un castello, dando origine a un borgo feudale, che per più di quattro secoli fu amministrato e governato dalla Famiglia Furnari.
Nel 1691, il territorio di Furnari, divenuto nel frattempo ducato, fu venduto ad Antonio dei Principi Marziani, la cui famiglia ne conservò il possesso sino al 1813 circa, allorché fu abolito il feudalesimo e il piccolo abitato divenne il "Comune di Furnari".

Descrizione del Paese

Situato su di un poggio, a tre chilometri da Terme Vigliatore, fra Mazzarà Sant'Andrea e Falcone, Furnari è un paese tranquillo, un centro di antica fondazione, che domina, da secoli, la piana.
Molto attiva, a Furnari, è l'iniziativa pubblica e privata, che in questi ultimi anni, col rinnovamento di abitazioni, e con la realizzazione di vie, di piazze e di villette, ha dato un nuovo volto al paese, rendendolo più accogliente ed interessante ai forestieri.
Furnari è un fiorente centro agricolo. Vi si coltivano olivi, viti, agrumi, alberi da frutta, ortaggi.
Non mancano a Furnari, i palmenti ed i frantoi, che testimoniano la vitalità agricola di questo ridente centro collinare, che sin dalla sua fondazione, ha tratto dai prodotti della sua terra, l'olio e il vino i mezzi necessari alla propria esistenza.
Rilevante a Furnari, è la produzione del vino rosso fra i più pregiati dell'isola.
Furnari, in quest'ultimi tempi, ha risentito non poco del grave fenomeno dell'emigrazione, come pure delle trasformazioni industriali, apportate dal progresso tecnologico.
Le vecchie industrie di paste alimentari e di conservazione del pesce sono state sostituite, per ragioni di adeguamento ai tempi nuovi, da un'industria per la lavorazione del marmo.
Nonostante la forte contrazione degli abitanti, Furnari non ha perduto le sue prerogative agricole, e s'impone ancora sui mercati siciliani, specialmente col suo vino rosso; mentre l'insediamento delle nuove industrie, che ha dato nuovo prestigio al paese e nuova linfa all'economia, ha costituito, e continua a costituire, uno stimolo per il rientro "in loco" degli emigrati, e di conseguenza, una valida occasione per far risorgere il paese dal decadimento di questi ultimi anni.

A Sud Furnari è chiuso da un ampio scenario di monti, dalle varie e tipiche forme, dominati dall'imponente Rocca Salvatesta.
Verso la marina, di là dalle belle distese di agrumeti, che sfogano la lucentezza del loro verde di bosco sulle bianche macchie dei paesi e dei villaggi sparsi, si apre la liquida distesa del Tirreno, col promontorio di Tindari ad Ovest, con la punta di Milazzo ad Est, e con le isole Eolie a Nord.
Il paese ha vie strette e tortuose, fiancheggiate da case alte, il cui colore predominante è il giallo, ed i cipressi, qua e là ovunque, sono una nota di austerità, sul lussureggiante degli oliveti e dei vigneti disseminati all'intorno.
Bello il viale "della Rimembranza", diritto ed alberato, col suo monumento ai Caduti. Sul piedistallo è scritto: "Furnari agli eccellentissimi suoi figli che da eroi pugnarono e da eroi morirono per ubbidire le sacre leggi della Patria". 1915 - 18.
L'abitato si stende placido sul poggio, a 146 metri di altitudine.
E dopo la festosità di certe pergole, che dall'alto delle terrazze, gettano, qua e là, spruzzi di verde e dopo la solitudine dei vecchi vicoli a scalinate, che ci richiamano alla Furnari medievale, quando sorsero i primi quartieri urbani, e quando l'abitato era tutto raccolto attorno alla Rocca, quello che colpisce, in questo paese, è un pino marittimo, che maestoso all'entrata del centro urbano, sembra dare il benvenuto al visitatore.
Il centro di Furnari è rappresentato dalla piazza "Marconi", col suo magnifico belvedere aperto sul mare, e col suo orologio da città.
Bella la spiaggia, nella frazione "Tonnarella", meta, d'estate, di numerosi turisti e villeggianti, provenienti da vari centri dell'Isola, della Penisola, ed alcuni persino dall'estero.
Il mare, sereno e limpidissimo, lambisce, con le sue onde cerulee, il morbido arenile. su cui si notano bagnanti di ogni tipo, in una varietà di atteggiamenti: alcuni, dopo una sosta, più o meno in mare, si crogiolano sulla sabbia infuocata; altri, non disposti ancora a bagnarsi, contemplano, dall'interno dei tendoni e degli ombrelloni, la distesa turchina e splendida del mare, e seguono i bagnanti, impegnati in gare di nuoto; altri, stanchi dalle lunghe nuotate, sonnecchiano sugli sdraio, cullati dal rumore della risacca; altri infine, dopo aver esposto a lungo le membra al sole cocente, si tolgono copricapi ed occhiali da sole, e si tuffano nelle acque placide, capaci di recare balsamo e ristoro ai loro corpi, oppressi dalla calura.
Con questa molteplicità di aspetti, si presenta ai forestieri Furnari, il paese che dall' alto del poggio, sorveglia da secoli le opere ed i traffici, che fervono intensi lungo la piana sottostante, il paese in cui la varietà delle colture è tutta un' apoteosi di verde cangiante, tutto un trionfo di chiaroscuri, tutto un inno di gioiosa esaltazione della natura; il paese che è sempre stato permeato di fervore di vita rusticana, tanto cara al Virgilio delle Georgiche e delle Bucoliche, e che oggi, con l'insediamento delle nuove industrie, pulsa anche di fremiti di vita industriale.

Arte e cultura

Nella parte bassa del paese, sul posto dove un tempo era sito il Palazzo Baronale, sorge la chiesa Madre, dedicata alla Santa croce, della fine del secolo XVI, che dall'alto del colle, nella ricchezza degli oliveti, guarda tutto il paesaggio d'insieme, serene e benedicente.
L'interno del tempio custodisce, fra l'altro, tre quadri della fine del XVII secolo, raffiguranti San Francesco di Paola, la Madonna della pietà con Anime Purganti, e la Vergine del Rosario, e un bellissimo crocifisso in legno del 1630, opera dello scultore Fra Innocenzo da Petralia, maestro di Frate Umile.
Nei pressi della chiesa Madre, sorge la chiesa di Sant'Antonino, del 1600, nel cui interno si ammirano due statue in legno della metà del secolo XVII. Raffigurano San Filippo di Agira, e l'Ecce Homo. L'altare maggiore, in marmo di San marco è del 1792.
A Furnari esistono altre due chiese, del secolo XVII: la chiesa della Madonna del Carmine, con accanto il Convento dei Padri Carmelitani, e la chiesa della Madonna Addolorata.


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