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Librizzi

Librizzi

  Librizzi

Nella sezione che segue le notizie di carattere storico o leggendario sono estratte in sintesi dai testi pubblicati nel sito ufficiale del comune di Librizzi - cfr. all'URL

Librizzi sul cocuzzolo di una collina, Librizzi immersa nel verde che ritempra, Librizzi dal magnifico panorama sulle Eolie, su Tindari e sull'Etna, Librizzi dal clima mite e dall'aria pura, ingentilita dal cinguettio dei tanti uccelli, Librizzi baciata dal sole, Librizzi da vivere...

E' a pochi chilometri dal Teatro Greco e dal Santuario della Madonna Nera di Tindari, dalla Villa Romana di Patti, dal mare.
Offre al culto la statua marmorea della Madonna della Catena di leggiadra fattura rinascimentale e riferibile ad Antonino Gagini, la statua lignea secentesca di San Michele Arcangelo, e l'altra dell'Ecce Homo.
Narrano le cronache che i Messinesi, "visto la magnificenza e la bellezza della ... statua del glorioso Santo Michele Arcangelo... ", proveniente da Napoli, avevano chiesto ed ottenuto dal Senato la "proibizione che detta statua ne per mare ne per terra dovesse uscire da detta città" per raggiungere Librizzi.
La chiesa titolata a San Paolo,recentemente inaugurata nella Frazione Murmari, è invece arricchita con opere realizzate dal prof. Franco Nocera: un trittico, su supporto ligneo, una Croce lignea, assemblata in tronchi di castagno stagionato e dipinta con inserimenti cromatici aurei e cinque vetrate artistiche, poste sulle due pareti laterali e sulla facciata principale.
Qua e là sul territorio si trovano resti di fattorie di età romana, un abbeveratoio, un arco di antico mulino, alcune costruzioni religiose arabe ("tubitti “, tracce di insediamento con macina in pietra lavica, palmenti scavati in grossi massi, ed altri a vitone, postazioni dell'ultima guerra, un mulino a pietra, un portale tardo romantico, e si cercano i resti dell'antico castello Brichinnai ...
Olio, vino, nocciole, arance, maccheroni, pane integrale, miele di zagara, dolcetti di nocciole e mandorle, provole e formaggi, frittuli e frannugghi, il castrato a forno con contorno di verdure, tentano i buongustai.
Il centro storico offre al recupero, anche per fini turistici, numerosi immobili in posizione solatia: tenta il turista con la tranquillità dell'ambiente, il verde dei noccioli ed il profumo dei castagni, il campetto di basket, gli spazi per salutari escursioni, le baite, con forno tradizionale a legna per una giornata diversa tra i pini, e lì vicino il campo di calcio.
Pizzerie e ristoranti, aziende agrituristiche, un borgo trasformato in case vacanze, appartamenti in affitto, rosticcerie, panifici, un centro di produzione di pasta fresca, laboratori di produzione dolci ...: certo non mancano le tentazioni per fermarsi a Librizzi.

LA STORIA

L'origine di Librizzi si fa risalire intorno al 1100, ma si può ipotizzare l'esistenza già in epoca precedente del castello Brichinnai, di cui in atto non è visibile alcun rudere: sulle sue rovine pare che sorga oggi la chiesa Madre.
La storia di Librizzi, dalle origini e fino all'ottocento, si identifica con la storia del Vescovado di Patti. Nel 1117 l'abate Ambrosio, che aveva in cura la diocesi di Lipari - Patti, concede ai "terrazzani" (servi della terra) di Librizzi , che l'imploravano, lo sgravio delle giornate lavorative decidendo che essi servissero il monastero per una sola settimana al mese.
Sin da questi primi atti si desume che il popolo di Librizzi era totalmente legato alla terra e che anzi doveva disporre di una certa quantità di essa, se, come abbiamo prima visto, godeva, nonostante le ferree leggi feudali, del diritto di lavorarla tre settimane al mese per conto proprio e se, nel 1191, in un conflitto di interessi, costrinse i cittadini Pattesi a rendersi garanti contro ogni ingerenza del Vescovo.
Nel 1371 le terre di Librizzi furono concesse da re Federico III a Vinciguerra d'Aragona; nel 1392 dai re Martino e Maria al conte Bartolomeo di Aragona; nel 1413 insieme alla torre di Librizzi passano dal barone di San Pietro Berengario de Orioles alla nobile Ljanora de Centelles, alla quale viene pure affidato l'incarico di pacificare il "populus", che, come si ricava dai titoli di investitura, era già sicuramente organizzato in "civitas".
Ed è un susseguirsi di assegnazioni e di conflitti con il Vescovado di Patti, che reclama diritti e balzelli, scontrandosi con la tenace opposizione dei Librizzesi, che, di conseguenza, si guadagnano l'appellativo di "furmiculi russi".
Addirittura i contrasti divengono così acuti che interviene Papa Pio V, che, nell'anno 1567 prima, e successivamente nell'anno 1571, "fulminava" scomunica contro i Librizzesi detentori dei beni appartenenti alla mensa vescovile di Patti.
Per aver avuto a signore un vescovo, Librizzi non ebbe mai famiglie di nobile casato, ed i suoi abitanti sono sempre stati esclusivamente piccoli agricoltori, contadini, artigiani, gente di umile condizione.


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