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DI MESSINA

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Longi

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Nella sezione che segue le notizie di carattere storico o leggendario sono estratte in sintesi dai testi pubblicati nel sito ufficiale del comune di Longi - cfr. all'URL

Paese di origine antichissima e di remote tradizioni. Greci, bizantini e arabi hanno cercato di colonizzarlo nei secoli addietro. Da Castrum Longum a Longum, poi ad Alongi, fino all’attuale Longi, piccola perla dei Monti Nebrodi, in provincia di Messina. Il caratteristico comune, poco più di 1.600 abitanti, situato a 620 sul livello del mare, in un territorio dove le bellezze naturalistiche si amalgamano con quelle paesaggistiche. Dominato a nord dalla Rocche del Crasto, Longi è posizionato in un terrazzo naturale nella suggestiva vallata del fiume Fitalia. Un’ubicazione strategica, a pochi chilometri dal mar Tirreno e a distanza limitata dalle vette più alte, spesso innevate, dei Nebrodi.
Il borgo cittadino si sviluppa intorno al Castello, bellissimo edificio del XII secolo, conservato in ottimo stato. Longi, infatti, ha mantenuto il tocco medievale con le sue viuzze strette, le scalinate in pietra e le ripide discese. Da visitare la Chiesa Madre, con la sua torre campanaria del Quattrocento, una cantoria, un prezioso organo del XVII secolo e alcune tele del Novelli. Poi la Chiesa della S. Annunziata dov’è custodita la statua della omonima madonna modellata nel XVI secolo da Giacomo e Antonio Gagini. Interessante anche la zona archeologica delle rocche del Crasto, con i resti di cinta muraria. Inoltre, il territorio di Longi presenta ambienti paesaggistici rari: il bosco di Mangalavite, la Stretta dove le montagne sembrano toccarsi, il lago Biviere e tanto ancora.
Le festività più caratteristiche sono quelle della settimana Santa e di Pasqua. I riti sono antichi e curati con i costumi dell’epoca. Ogni giorno è scandito da particolari cerimonie che culminano la domenica con U “Scontru” nella principale piazza del paese con la statua della Madonna e quella del Cristo risorto. E’ forte anche la devozione al patrono, S. Leone, che viene festeggiato tre volte l’anno (20 febbraio, I domenica di maggio, il 23 agosto insieme al S.S. Crocifisso).
Il paese è attento a conservare integre e a tramandare le proprie tradizioni: dal pane fatto in casa, ai dolci, alle specialità culinarie, ai salumi preparati con le carni pregiate del suino nero dei Nebrodi. Famosissima in tutta la Sicilia è diventata proprio la sagra del suino nero, ormai decennale, preparata e allestita ogni 5 gennaio. Prelibate anche le pietanze a base di funghi. Bizzarro è, infatti, l’appellativo di Longi : è uno di li quattru paesi di li funci.
Tante, poi, le attività artigianali e commerciali che vengono tramandate da padre in figlio, piccole realtà che permettono al paese di crescere. Col tempo, infatti, sono state realizzate una serie di iniziative che hanno permesso la nascita di un circuito turistico non indifferente, che copre il paese ma soprattutto la montagna e tutto il parco dei Nebrodi. Il comune adesso dispone di agriturismo , case vacanze, ristoranti, musei, esposizioni.

Cenni Storici

L’ insediamento antropico a Longi è antico e potrebbe risalire all’epoca dei greci, come testimoniano i nomi di origine ellenica di alcune località : Gazzana, Muely, Scafi, Scinà, Scagliò e Passo Zita. Ma la storia del piccolo comune nebroideo è al centro di vari dibattiti, manca una verifica concreta delle diverse ipotesi dalle quali scaturire una tesi univoca.
Secondo alcuni studiosi, nel territorio longese sarebbe esistita una roccaforte imponente dal nome Kastros, di matrice greca, facente parte di una città di origine sicana. Per altri storici, Krastos era ubicata, invece, nella Sicilia meridionale, nella zona dell’agrigentino. Il toponimo delle rocche del Crasto deriverebbe, invece, dal greco antico, erba o formaggio fresco, più specificatamente zona adatta al pascolo. Secondo questi studi, alcuni abitanti del Peloponeso, i Demenniti, vennero cacciati dalla propria terra e si rifugiarono nel territorio nebroideo fondando nel VI secolo d.C. Demenna, tra Longi e Alcara li Fusi, precisamente in contrada Lemina. Inoltre, un sopralluogo di alcuni archeologici ha riportato alla luce i muri di un’antica struttura militare, probabilmente una torre di avvistamento. Pare che i Demenniti costruirono questa roccaforte sulle rocche del Crasto per difendersi dai nemici. Nel 856 sbarcarono in Sicilia gli arabi e solo Demenna, insieme a Taormina e Rometta, resistette all’invasione, fu l’ultima a cadere. Lo scontro tra le due popolazioni avvenne, appunto, in questa fortezza. Ancora oggi il posto viene ricordato come cimitero dei Saraceni. Inoltre, tempo fa è stato rinvenuto uno scheletro con a lato una scimitarra, testimonianza e segno di un scontro. Dopo la caduta, i demenniti si sparsero dando vita a Frazzanò, Alcara li Fusi e Longi.
Quindi, il comune di Longi risale a epoca lontana, quando in tutta la Sicilia erano poche le comunità esistenti in quanto la maggior parte dei paesi sorsero nel secolo XVII per autorizzazione di principi e baroni dell’epoca.
Le prime documentazioni scritte sul paese risalgono al 1277: forniscono dei dati sulla consistenza della popolazione. In una tabella di tasse, riportata nel saggio Terre e uomini del Medio Evo di Francesco D’Angelo all’interno di una rivista medioevale n. 6, Longi figura, assieme a Galati, per il pagamento di onze 41. E’ possibile ipotizzare, quindi, la presenza di circa 100 famiglie.
Altra testimonianza è la biografia del 1408 del barone Blasco Lancia: in questo documento si parla delle feste di S. Leone, patrono di Longi, e di una grande fiera. Ci farebbe ipotizzare l’esistenza della chiesa madre, costruita sicuramente alla fine del 1300. Della stessa epoca doveva essere la chiesa dell’Annunziata che sorgeva nei pressi del rione Borgo. Un altro edificio importante venne eretto nel 1438 in contrada Bonaiunta, probabilmente una residenza estiva dei signori locali, con una chiesetta vicina. Il barone di quel periodo Corrado Lancia.
I decenni successivi furono contraddistinti da turbolente rivolte contro il vice Re e i baroni, da carestie e siccità. In questo contesto anche la comunità di Longi si trova coinvolta in alcuni episodi. Lo storico e illustre archivista Carmelo Traselli ci dà uno spaccato significativo ed esauriente. Riporta queste vicende in alcuni capitoli, dove ci sono precisi riferimenti a Longi: una siccità grave era intervenuta tra il 1491 e nel 1515 mancava il grano a Patti, Tortorici, Enna, Caltagirone, Ucria, Longi ed altri centri. La povertà si estendeva a macchia d’olio, colpendo i più grossi proprietari. Nel 1516 una rivolta politica scoppierà per il gravissimo malessere economico avvertito dagli agricoltori e di riflesso dagli artigiani, dai mercanti ed dai feudatari. Sembra quasi certo che una siccità, protrattasi per molti anni, rovinò i raccolti e provocò stragi di bestiame.
Per i decenni a seguire non si hanno informazioni certe e per notizie più accurate dobbiamo passare a documenti più recenti. In particolare nel dizionario corografico dell’Italia, a cura di Amato, si riporta: Longi conta nel 1861, 1510 abitanti, nel 1864, 1583, la sua superficie è di 2666 ettari. Con decreto reale del 1865 furono staccate da questo comune gli ex feudi Botti e Mangalaviti (ab.218) e aggiunti al comune di Alcara ( tali feudi furono poi restituiti a Longi). La guardia nazionale Longese contava su una compagnia di 60 militi attivi e 60 di riserva. La mobilizzabile era di sette militi. Gli elettori politici erano iscritti nelle liste elettorali del collegio di Naso, nel 1863 erano 9. L’ufficio Postale era a S. Agata Militello. Longi apparteneva alla diocesi di Patti e il suo territorio era feracissimo in cereali, castagne, viti e gelsi, prodotti che venivano esportati. Possedeva un pio istituto per istruzione gratuita maschile ed un istituto per la somministrazione di pane ai poveri, fondato nel 1664.
Dal dizionario geografico statistico e biografico della Sicilia di Antonio Busacca, del 1858, ricaviamo le seguenti documentazioni: Longi è nel Valdemone, intendenza di Messina distretto e diocesi di Patti, da cui dista 31 miglia, 75 da Messina e 105 da Palermo. Esporta seta, lino, e castagne. Territorio salme 994. Il colera fece la sua apparizione svariate volte nel 1800. Una epidemia che molti ricordano quella del 1818 che causò numerose vittime. Nel 1827 una spaventosa alluvione colpì Longi. Seguirà nel 1851 una frana che segnerà inesorabilmente il destino del piccolo paese. Si apri, agli inizi di marzo, una preoccupante fenditura lungo tutto il costone della montagna che sovrastava Longi. Un’enorme massa di terra mista a enormi massi si staccò dalla montagna e cominciò a scendere a valle investendo tutto il centro urbano. Il primo ad essere travolto fu quanto era rimasto dell’antico convento Basiliano, sito in contrada S. Maria, poi alberi, isolate case rurali e via via casolari, rifugi per armenti fino a quando la frana non investi le case del quartiere “Cittatedda”. Vennero travolte anche la chiesa del SS. Salvatore (che in seguito verrà ricostruita, ma lasciata incompiuta) e la chiesa dell’Annunziata che, già scossa e danneggiata da precedenti terremoti, ricevette il colpo di grazia (in seguito ricostruita nell’attuale piazza Generale Moriondo dove ancora si trova). Secondo la leggenda, la frana venne fermata dall’intervento provvidenziale del protettore S. Leone, che venne portato in processione nei luoghi in cui la frana incombeva.
Nel secolo XX, gran parte del popolo di Longi dovette emigrare in altri paesi. Infatti tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, una crisi di una certa consistenza, investì i centri della provincia di Messina e della Val Demone in generale, provocando l’emigrazione della gente in altre zone in cerca di lavoro. I motivi che spinsero ad emigrare i Siciliani, e quindi molti degli abitanti di Longi, furono le condizioni fiscali, la crisi agricola e la mancanza di lavoro. Più del 93 % degli emigranti erano diretti in paesi oltre oceano, soprattutto negli Stati Uniti, dove, come è noto, si costituirono fiorenti colonie, specie nelle grandi città.Un fenomeno analogo si è ripetuto dopo la fine dell’ultimo conflitto mondiale.
Attualmente il paese conta poco più di 1600 abitanti, vive ancora di forti tradizioni artigianali ed eno-gastronomiche. Il settore di traino dell’economia locale è il turismo, incoraggiato dall’amministrazione comunale, in collaborazione con l’imprenditoria locale. Sono state realizzate una serie di iniziative che hanno permesso la nascita di un circuito turistico non indifferente, che copre il paese, ma soprattutto la montagna e tutto il parco dei Nebrodi. Longi adesso dispone di agriturismo, case vacanze, ristoranti, musei, esposizioni. Progetti che fino a qualche anno fa sembravano impensabili. Ma non solo. Il marchio longese, ormai esportato anche all’estero, non si ferma ai servizi di alloggi e ristorazione. Diverse connubi vengono promossi con varie Università italiane e straniere. Gli studenti hanno la possibilità di effettuare dei tirocini aziendali, affiancati da esperti del settore. Non solo turismo, quindi, ma anche studio e lavoro. Gli stage si estendono anche al settore naturalistico, con studi approfonditi del territorio.

Il tempo libero

Il piccolo centro montano ricade all’interno di un patrimonio naturalistico e paesaggistico non indifferente, con peculiarità che gli permettono di distinguersi per numero di specie animali e vegetali da altri territori. Passando da una latitudine minima di 250 metri s.l.m. fino alla massima di 1727, si capisce bene la ricchezza e la diversificazione naturalistica e ambientale.
Longi può vantare ancora spazi incontaminati e area pulita, bellezze territoriali dove il tempo sembra essersi fermato. Un ecosistema ancora ricco, meta di chi ha voglia di ritrovare la natura e i luoghi sani e tranquilli.
Longi è adagiato su un terrazzo naturale, dominato a nord dalle Rocche del Castro, massiccio spesso innevato durante i mesi invernali. La composizione rocciosa di natura calcarea risale all’era mesozoica, una particolarità all’interno del tessuto montuoso siciliano. Questi rilievi, infatti, si differenziano rispetto a quelli delle Madonie, dei Sicani, dei monti del palermitano e a quelli del trapanesi. I calcari di queste rocce sono un mistero e un anomalia per tutti i geologi. Oggi sono il rifugio naturale dell’aquila reale e del grifone, reintrodotto all’interno del Parco dopo la sua estinzione. Il nome del monte è ancora oggetto di tesi diverse e contrapposte. Alcuni studiosi ipotizzano origini sicane, altri sicule o greche, una risoluzione unilaterale è ancora lontana.
Ma la storia millenaria delle rocche è testimoniata dai resti di un’ antica fortezza, una torre di avvistamento, simbolo di un insediamento del VI secolo dopo Cristo.
Natura e cultura si fondono in un sito che può essere visitato percorrendo una stradina che parte da Portella Gazzana, nonostante la strada sia sterrata. Tragitto alternativo per gli appassionati di trekking passa attraverso la contrada comunale di Filipelli, che può essere raggiunta in macchina.
A nord della piccola frazione si dirama una strada che condurrà in località Migghino, uno dei posti più belli delle Rocche del Crasto, teatro d’estate di diverse manifestazioni. Da lì è possibile vedere il mare e il profilo delle isole Eolie.
Invece, ai piedi di Longi, nella zona più bassa, in direzione del vicino paese di Frazzanò, troviamo la Stretta, ’stritta’, punto dove le montagne sembrano toccarsi. L’affluente del Fitalia, il torrente Milè, divide i rilievi montuosi, creando una gola naturale. Nel corso del tempo l’acqua ha scavato questo varco roccioso, che non ha simili in tutta la zona nebroidea.
Lasciando i siti più vicini al centro abitato e proseguendo per le contrade di Crocetta, Stazzone e Pado, si arriva a Portella Gazzana, che conserva ancora le rovine del ‘Casino’, la residenza estiva del duca.
L’albero che domina il posto è il nocciolo, un tempo, insieme alla coltura del grano, risorsa economica di grande rilievo per il paese. Nei paraggi, in contrada Petrusa, è presente un’area attrezzata per tutti i visitatori. Lasciando Portella Gazzana, dopo qualche chilometro, si arriva al secolare bosco di Mangalaviti. Il percorso presenta profonde curve, ma è immerso nel verde, lontano dal intervento dell’uomo, e permette quindi di godere del panorama e dei colori del bosco. Da un paesaggio piuttosto arido di vegetazione si passa a un bosco fitto, costituito da antichi faggi, aceri, frassini e nel sottobosco trova posto il pungitopo, la rosa canina e l’ agrifoglio, specie ormai considerata a rischio estinzione. Ci sono anche degli esemplari di ‘abies nebrodenis’ e di ‘ tasso baccato ‘, che fanno del bosco una rarità in tutta Europa. Una vera perla per gli appassionati, soprattutto per i botanici, il bosco racchiude anche diversi piccoli corsi d’acqua. Il luogo è ricco di biodiversità , conserva e custodisce differenti specie animali, di grandi e piccole dimensioni, dalla martora, alla donnola, al gatto selvatico; ma anche ghiri e diversi uccelli: merli, cornacchie, scriccioli. Sono stati creati dei percorsi didattici, distinguibili per la presenza di staccionate in legno, che permettono escursioni e passeggiate sicure fin dentro il bosco. Arrivati a una certa altezza, in uno spiazzo naturale che offre uno scenario indimenticabile, si trovano le ‘ case di Mangalavite ‘, restaurate dall’amministrazione comunale che ha voluto farne un centro d’accoglienza turistica. Proseguendo, delle tappe obbligatorie sono i rilievi della Serra del Re e Monte Soro, vetta che oltrepassa i 1840 metri d’altezza.
Alle pendici nord-orientale del monte si estende il Lago Maulazzo, invaso artificiale creato intorno ai primi anni Ottanta. Proseguendo per altri 6 km,troviamo il secondo lago, il Biviere, ricadente nel territorio del comune di Cesarò. La particolare flora che cresce lungo il suo perimetro varia a seconda del livello delle acque del lago, si possono distinguere 6 fasce di vegetazione, in base alla specie dominante. Ma è d’estate che il lago regala uno spettacolo meraviglioso: si colora di rosso per la fioritura della euglena sanguinea, una migro alga. Il posto offre zone ideali per il campeggio e per escursioni a piedi. Per raggiungere questi siti è consigliabile l’uso di un fuoristrada, la strada asfaltata si interrompe dopo le case di Mangalaviti lasciando il posto a quella a terra.
Un altro sito naturale di estrema bellezza, che ricade però nella contrada mamertina di San Basilio, è la cascata del Catafurco. Percorrendo la S.P. 157 in direzione di Galati Mamertino, oltrepassando il ponte Milè, circondato da vecchie abitazioni che ricordano l’antico borgo contadino, si sale verso la frazione e dopo circa 5 km si giunge a destinazione. La strettoia rocciosa nei mesi invernali e primaverili regala una piccola cascata, con un salto di trenta metri. La cavità creata dal torrente Sanbasilio ha creato una bellissima cavità denominata la ‘marmitta dei giganti’.
Più vicino a Longi, invece, è la contrada Liazzo, dove è stata creata una parete di arrampicata, una delle poche della zona con diversi gradi di difficoltà, scalate pensate per i bambini, ma anche per gli adulti. Le bellissime montagne si prestano armoniosamente a questo tipo di sport che conta sempre più appassionati. Sarà anche possibile effettuare escursioni e trekking, attraverso i sentieri naturalistici guidati.


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