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DI MESSINA

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Malvagna

Malvagna

  Malvagna

Beni Architettonici

U.O. 3

Chiesa Bizantina del SS. Slvatore denominata “Cuba”

Epoca: Fra il VI e IX secolo
Comune: Malvagna
Ubicazione: C.da Cuba
Autore: Maestranze locali
Proprietà: Comunale
Vincolo : Provvedimento Ministeriale Legge 364/1909

Nel 535 i Bizantini sbarcano a Catania a seguito della guerra Greco-Gotica (535-553) ed iniziano la conquista dell’Isola, dando inizio ad una dominazione che durerà per circa tre secoli e cioè sino all’arrivo degli arabi.
A Causa della storia della Sicilia, i Bizantini trovano già un’isola in cui le tradizioni e la lingua elleniche sono fortemente rappresentate. Nel V secolo in tutta la Sicilia Orientale la maggioranza della popolazione parla il greco.
Non è facile datare con esattezza il periodo in cui venne costruita la piccola cappella bizantina, sita nel Comune di Malvagna, nota col nome di “Cuba”, dedicata al SS. Salvatore.
Questo fabbricato dovette sorgere in un periodo compreso tra l’VI secolo e la prima metà del IX, cioè prima dell’occupazione della Sicilia da parte degli Arabi. E’ noto che il territorio di Malvagna fosse già abitato nell’età del bronzo ma il suo maggiore sviluppo l’avrà in epoca bizantina.
Le cube erano delle cappelle rurali, talvolta all’interno decorate con affreschi, mosaici e icone votive. Erano luoghi di culto per i contadini ed i pastori ma anche stazione di sosta per i forestieri che attraversavano le contrade. Accanto vi sorgeva talvolta un “Fundacu”, sorta di osteria e locanda dove il viandante aveva la possibilità di rifocillarsi e trascorrere la notte.
La forma della cuba non è occasionale ma nasce da un’insieme di allegorie tipiche della cultura bizantina.
La pianta quadrata dell’edificio, infatti, vuole stare a significare la mancanza di movimento, l’immutabilità, la staticità che sono tutte prerogative attribuite a Dio. Per lo stesso motivo anche le pareti sono pressocchè quadrate fino a dare quella forma cubica che vediamo. Questo elemento quadrato, che poi si ripete su tutti i lati, vuole dire al fedele che soltanto lì, all’interno di Dio, vi è la salvezza. In sintesi l’edificio religioso è un microcosmo entro il quale si può raggiungere la salvezza dell’anima mentre al di fuori non vi è alcuna speranza.
La cupola rappresenta invece la volta celeste, qualcosa di infinito che circonda gli uomini. Dio è al di sopra del cielo che a sua volta ricopre la terra. Difatti quasi sempre nella cupola delle chiese bizantine veniva raffigurata l’immagine del Cristo Pantocratore.
Quasi certamente l’immagine del Cristo, all’interno della Cuba di Malvagna, non vi sarà stata, almeno non si è trovata alcuna traccia di affresco o altro, perchè questa era soltano un’architettura minore, una struttura campestre, ma sono presenti la simbologia del quadrato e della cupola.
Il termine Cuba deriva verosimilmente da Cubola in ragione del tipo di copertura a cupola. Con termine cuba nel medioevo si chiameranno tutte le chiese cupolate comuni in Sicilia. In realtà potrebbe anche essere di derivazione araba perchè il termine Kupah significa “caverna” ma può avere anche il significato di cupola e di sepoltura.
Come tutte le altre cube, questa ha subito varie metamorfosi al punto che quella di Malvagna venne sfruttata per scopi agricoli. Infatti, fino al 1997, quando la Soprintendenza ha predisposto dei lavori di consolidamento e restauri, all'interno della struttura si trovavano due vasche interrate in muratura, utilizzate per la raccolta e la lavorazione delle olive.
L’abside principale è orientata a Sud-Est. Questa è una grande anomalia perchè, come è noto, nella religione greca l’abside è sempre orientata ad Est. Est è il punto cardinale dove sorge il sole. Il Sole è luce come lo è Dio e quindi simboleggia la resurrezione dello spirito. Forse unica nel suo genere, e non se ne conosce le motivazioni, una finestrelle, posta nella parte alta della parete di Nord-Est, non era stata concepita perpendicolarmente alla parete, come tutte le finestre, ma è stata tagliata trasversalmente in modo che potesse guardare ad est. Questo spiega perchè la porta non si trova al centro della parete di Nord-Ovest ma è decentrata a destra rispetto all’asse di simmetria. Ciò consentiva al fedele che entrava nella cappella la visione dell’est che abbiamo visto cosa volesse significare.
Al di sopra dell’abside principale vi è una piccola finestrella ad arco a tutto sesto ma non ha la semplice funzione estetica e di illuminazione.
Un gioco cromatico di notevole efficacia nasce dalla scelta dei materiali da costruzione adoperati: conci di laterizio si inframmezzano alla pietra calcarea locale appena sbozzata ed alla pietra basaltica, di origine vulcanica e quindi nera. Questo gioco cromatico di pietra basaltica nera e laterizio è molto più evidente all’interno.
Infatti gli archivolti d’imposta alle cupole delle absidi erano costituite da grossi conci di pietra nera squadrata inframmezzata con grossi mattoni.
La medesima cromatura viene ripresa, sempre all’interno, negli archetti di nervatura, collocati ai quattro angoli della cuba e che hanno la funzione statica di sostegno della copola.
Su tre lati si aprono rispettivamente tre absidi semicircolari e semicupolate. Anche queste presentano delle anomalie in quanto sono di raggio e di altezza disuguale l’una dall’altra. La disomogeneità delle dimensioni indurrebbero a pensare che siano sorte in epoche diverse l’una dall’altra ma di ciò non vi sono dati che suffraghino questa tesi.
Nel 1997 la Soprintendenza ha eseguito un lavoro di consolidamento e restauro della cappella che si trovava in precarie condizioni statiche e di conservazione


 

Nella sezione che segue le notizie di carattere storico o leggendario sono estratte in sintesi dai testi pubblicati nel sito ufficiale del comune di Malvagna - cfr. all'URL

Malvagna fu fondata nel 1626 da Giovanni Lanza sul latifondo ricevuto in dono dalla madre Silvia Abate, che a sua volta l’aveva comprato dal figlio di Giacomo Garagozzo di Randazzo, fattosi prete per vocazione. Il borgo si espanse a motivo della malaria che minacciava gli abitanti del confinante feudo di Mojo e che trovarono conveniente salire sulla costa della collina vicina. L’aria salubre, il clima temperato e il territorio fertile convinsero molti vassalli della zona circostante a trasferirsi in questo nuovo borgo, che diventò poi anche Principato con Francesco Lanza a 22 di agosto di 1628. I Lanza e i Migliaccio continuarono a fregiarsi del titolo “Principi di Malvagna” à 1862.
Durante il fascismo fu unito a Mojo Alcantara nel comune di Lanza, ma dopo la caduta dello stesso, tornò ad essere un comune a sé, riassumendo la denominazione originale di “Malvagna”.
Simbolo di Malvagna è il leone rampante in giallo, su campo rosso.
Malvagna si affaccia sulla valle dell’Alcantara, di fronte all’Etna, che si può ammirare in tutta la sua maestosa bellezza e al monte Mojo, anch’esso vulcano ma non più attivo. Il comune dista 63 km da Messina (lato Jonio), 28 km da Giardini Naxos e 15 km da Randazzo.

Monumenti e luoghi di interesse

Da segnalare il convento dei Frati Minori “S. Giuseppe” fondato nel 1720 da Ignazio Migliaccio, duca di Galizia e principe di Mazzarino. Oltre alla struttura, rimangono alcuni affreschi nel chiostro e una meravigliosa scultura lignea settecentesca dentro la chiesetta. Da vedere anche la Cuba Bizantina (Trichora) di Malvagna e la chiesetta settecentesca di San Marco.
Per quanto riguarda i beni ambientali è invece di grande rilievo il Fondo Pittari, facente parte della Riserva di Malabotta. Nel 2006, Malvagna ha inaugurato l’accesso alla riserva di Malabotta dal versante di Taormina.


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