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Merì

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Nella sezione che segue le notizie di carattere storico o leggendario sono estratte in sintesi dai testi pubblicati nel sito ufficiale del comune di Merì - cfr. all'URL

Merì è una piccola cittadina circondata da una fitta vegetazione di uliveti, vigneti, agrumeti ed orti, che si trova alle pendici estreme dei Peloritani.
Le origini della terra "delli Mirii" sono assai remote, anzi arcaiche. Questo territorio, infatti, faceva parte dei mitici Campi Milesi, celebrati orgogliosamente dagli antichi. Le bellezze naturali di questa terra si fondono, quindi, con i miti e le leggende suscitate proprio da questi luoghi campestri attorno all'antica Mylae, tra Capo Rosocolmo e Capo Tindari. E' stupendo il panorama che si può godere dalle due colline merinesi: la costa si profila allo sguardo, allungandosi verso l'azzurro mare di ponente che sembra fondersi col cielo all'orizzonte; alla destra il promontorio imperante di Milazzo, alla sinistra quello leggendario di Tindari; in lontananza, sul mare, si adagia quasi ad arco nel suo intraducibile incanto di tinte e di sfumature l’arcipelago delle Eolie, dove la fantasia dei poeti greci collocava il mitico re dei venti e la fucina di Vulcano. L'antico nome latino "Mirii" derivante dal pluralia di Mirus-a-um, il cui significato è “meraviglioso, stupendo, straordinario”, non a caso gli fu dato dagli antichi abitatori della zona. Se consideriamo che il vecchio possedimento era allora composto dalla sola parte collinare dell'attuale territorio di Merì e se rammentiamo il paradisiaco panorama che da lassù si gode, sublimato nelle ore delle aurore o dei tramonti, verrà anche a noi spontaneo esclamare: meraviglioso, stupendo, straordinario. La nascita del vecchio feudo "delli Mirii" rimonta all'epoca della dominazione normanna in Sicilia tra l' XI ed il XII sec.

LA CHIESA Madre Maria SS. Annunziata

La costruzione della struttura della Chiesa Madre Maria SS. Annunziata venne completata sotto il dominio del barone Visconte Rizzo, precisamente nell'’anno 1596, come recitava l’incisione sino al 1932 in un angolo frontale dell’edificio. Le rifiniture interne, continuate dagli eredi del Barone, si conclusero solo un secolo dopo. La navata centrale della Chiesa conta sette altari, quattro a destra e tre a sinistra, mentre altri 5 si trovano nel martello. Entrando sul lato destro si trovano quattro altari con le statue di Santa Lucia, San Biagio, Sant’Antonio e del sacro Cuore, mentre nella parete di sinistra sono posti quelli di Santa Rita, della Madonna del Rosario con Santa Caterina e San Domenico, e quello della Madonna Immacolata. Dell’antica chiesa si conserva inoltre perfettamente il monumento funerario del Visconte Rizzo, fondatore di Merì. Accanto ad esso, che si trova a sinistra dell’ingresso principale, è collocata una scala a chiocciola in ferro che porta alla tribuna dove è situato un antico organo a mantice utilizzato sino a recente nelle ricorrenze più importanti. Sono inoltre rimasti integri gli altari secondari di S. Vittorina, del SS. Sacramento e del SS. Crocifisso. Il primo, risalente al 1679 ed eseguito su commissione dell’allora Governatore di Merì, Don Filippo Jancuzzo, è collocato in fondo a destra del martello ed è decorato con marmi colorati e pietre dure. La tela che raffigurava originariamente S. Vittorina è andata distrutta durante il sisma del 1908, per cui l’altare ospita, da oltre mezzo secolo, la statua di San Giuseppe. Il secondo altare, collocato sulla sinistra del martello, è invece importante dal lato storico, in quanto fu fatto costruire da un nobile spagnolo nell’anno 1676. Mentre il terzo, dedicato al SS. Crocifisso, è posto in testa a destra del martello. La sua fattura, analoga agli altri due, lascia presupporre che fu costruito nello stesso periodo.


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