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Novara di Sicilia

Novara di Sicilia

  Novara di Sicilia

Nella sezione che segue le notizie di carattere storico o leggendario sono estratte in sintesi dai testi pubblicati nel sito ufficiale del comune di Novara di Sicilia - cfr. all'URL

Il comune di Novara di Sicilia ricade nella Sicilia nord-orientale a settentrione del monte Etna, in una zona montuosa al confine tra la catena dei Peloritani ed i Nebrodi. Il suo territorio presenta un’estensione di 48,62 kmq, con forma ellissoidale caratterizzata da un asse maggiore lungo 11,8 km, sviluppato in direzione NNE-SSW, ed un asse minore, lungo 7,3 Km, sviluppato in direzione WSW-ENE, ed è interamente compreso nelle tavolette “Novara di Sicilia” (F. 254 III SE) e “Rocca Novara” (F. 263 IV NE) entrambe edite in scala 1/25.000 dall’IGM. Esso confina a nord con il territorio di Mazzarrrà Sant’Andrea, a nord-est con Rodì Milici, ad est con Fondachelli-Fantina, a sud con Francavilla di Sicilia e ad ovest con Tripi. Il carattere montuoso dell’area si riflette nella presenza di numerose vette tra le quali si distinguono: Rocca Novara o Salvatesta (m 1340 slm), che rappresenta la cima più elevata; Rocca Leone (m 1222 slm); M. Ritagli di Lecca (m 1209 slm) nella zona orientale del territorio comunale; M. Paulera (m 1205 slm); e M. S. Croce (m 1112 slm) posti lungo il confine sud-occidentale. La quota più bassa è raggiunta nel limite settentrionale e corrisponde alla valle fluviale del torrente Mazzarrà, ad ovest di C. Da Scelia, ed è di 167 m. slm. I principali centri abitati, oltre a Novara di Sicilia che risulta ubicato nella porzione centrale, sono rappresentati dalle frazioni di San Basilio, Vallancazza, Badiavecchia, San Marco e Santa Barbara.
Notizie storiche
Le origini preistoriche di Novara di Sicilia sono documentate sia dai ritrovamenti nella contrada Casalini che dalle rudimentali abitazioni scavate all’interno della roccia Sperlinga presso San Basilio. Uno scritto di Bernabò Brea del 1948 documenta il ritrovamento di un riparo sotto tale roccia dove è stato rinvenuto un notevole numero di frammenti di ceramica e di vasi, oggi custoditi nel museo di Lipari; il riparo (era mesolitica siciliana) per l’importanza dei reperti rinvenuti costituisce una notevole unità archeologica. Per tale motivo la Soprintendenza ha sottoposto a vincolo archeologico l’intero complesso.
Tra storia e leggenda si ha motivo di ritenere che oltre 2000 anni prima di Cristo, in contrada Grottazzi, tutt’ora esistente, abitassero i Ciclopi. Nella contrada Casalini certamente ebbe origine l’antica Città di Noa, i cui abitanti da Plinio furono chiamati Noeni; la città raggiunse il suo massimo splendore in età greco-romana, ma in seguito è stata danneggiata dal terremoto, che tra il 24 e il 79 d.C. distrusse anche Tindari. Successivamente il territorio fu abitato e fortificato dai Saraceni, che costruirono uno spazioso Castello del quale si possono ancora ammirare i ruderi dell’intero complesso edilizio dichiarato di Interesse Storico ed Architettonico particolarmente importante. Le tracce dell’antico Monastero cistercense (sec. XII) di Vallebona, a 5 chilometri dalla città, sono segni evidenti della notevole importanza che esso ha avuto per la storia di Novara. Dell’intero complesso monastico, primo del genere in tutta la Sicilia, insieme ai ruderi resta la Regia Chiesa Abbaziale di Santa Maria La Noara, fondata col monastero da Ugone Cistercense, mandato in Sicilia, per pace fatta tra il regno di Sicilia e il papato, appositamente da San Bernardo di Chiaravalle del quale era stato discepolo. Il Monastero fu abitato fino al 1659, dopo di che i monaci bianchi si sono trasferiti in un nuovo monastero fondato in Novara Centro. L’area prescelta fu quella su cui oggi insistono l’attuale chiesa abbaziale di S. Ugo e l’Istituto Antoniano del Santo Annibale Maria di Francia, su un piccolo promontorio.La Chiesa custodisce insieme al Corpo del Santo anche le reliquie - che Egli aveva portato con se, venendo a Novara - sistemate in un artistico e sontuoso reliquiario ligneo che è tra i più pregiati di Sicilia per la bellezza della struttura e per il numero e la preziosità delle reliquie che contiene (se ne contano oltre 100: le più importanti sono quella della Croce di Cristo e le “Arche di S. Ugo”). Il Castello di Novara e l’Abbazia Cistercense di Vallebona costituirono i centri, l’uno civile e l’altro religioso, della Novara Medievale. Il Borgo raggiunse il suo massimo sviluppo nel secolo XVII, periodo in cui fu edificato quasi tutto il tessuto edilizio conservato fino ad oggi. L’antico insediamento dell’attuale Novara ha avuto origine accanto alla rocca del castello, sull’asse del Passitto che collegava la porta Occidentale della fortezza alla quota sottostante (attuale piazza Duomo); in seguito continuò a svilupparsi seguendo l’andamento morfologico del sito, segnato da pendenze e scoscesità. Il tessuto dell’abitato di Novara è caratterizzato da semplici elementi che lo configurano come un tipico insediamento medievale siciliano: le strade, di cui alcune deturpate e altre restaurate, sono per lo più pavimentate con acciottolato stretto tra due file continue longitudinali di pietra arenaria locale; esse contribuiscono a valorizzare l’architettura del centro storico.
La pietra locale, che sul territorio affiora un po’ dovunque, è stata utilizzata nell’architettura civile e con elaborazioni di grande pregio artistico nell’architettura religiosa. La notevole quantità di elementi architettonici realizzati in pietra arenaria o in pietra rossa marmorea (cipollino), anch’essa locale, presenti in tutte le chiese del comune, testimoniano l’importanza a Novara dell’arte dello scalpellino che si tramandava da padre in figlio. Dopo una deplorevole pausa in coincidenza con l’avvento del cemento, “il nobile mestiere” da alcuni anni è stato ripreso e sono apprezzabili i risultati.

 


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