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Pagliara

Pagliara

  Pagliara

Nella sezione che segue le notizie di carattere storico o leggendario sono estratte in sintesi dai testi pubblicati nel sito ufficiale del comune di Pagliara - cfr. all'URL

Centro agricolo sui primi rilievi meridionali dei Peloritani, su uno sprone alla sinistra del torrente Pagliara, più a valle si trova Rocchenere, mentre Locadi sorge più a monte del capoluogo, sulla opposta riva del torrente.
Alcuni studiosi sostengono che nell'ampio letto del Pagliara, certamente asciutto in quel periodo di fine estate del 36 a.C., trovò facile riparo l'esercito di Sesto Pompeo, che di lì a poco si sarebbe scontrato con il futuro primo imperatore romano.
Nulla di certo risulta però dalle fonti antiche, per cui la vita economica e civile di Pagliara fino al 1100 è pressoché ignota.
Viene appellata questa terra Palparia e Casale Tuguriorum dal Pirri, Pagliara e Paglarus da Fazello, Lipaglara da Arezio, Palearia e Paleae dal Maurolico.
La tradizione orale narra che dei pastori provenienti dal territorio di Fiumedinisi si stanziarono nell'alveo del torrente Santa Caterina, dove costruirono delle "Domus copertae palearum" ovvero delle povere case fatte di paglia e rami, "Pagghiare", da cui Pagliara.
Intorno all'anno 1130 Ruggero D'Altavilla re di Sicilia, unì ponendoli sotto la giurisdizione della baronia di Savoca, vari villaggi forse di origine saracena (Casalvecchio, Pagliara, Antillo, Locadi, Misserio, Palmolio), che concesse col titolo di signore, all'Archimandrita pro tempore del SS. Salvatore di Messina.
Dal censimento del 1134 conosciamo infatti i casali e le masserie soggette al barone di Savoca, fra queste notiamo che Pagliara con 780 abitanti è (dopo Casalvecchio con 1900 abitanti) il secondo casale più popoloso della baronia di Savoca.
Al '500 appartiene la costruzione della grande Chiesa - Monastero di S. Maria di Polimenon, con ampie navate, profonde cripte e decorazioni a stucco all'interno, posta sulla riva destra del fiume.
Solo alla fine del secolo XVI si nota un risveglio culturale (favorito anche dalla presenza dei monaci basiliani) ed economico, sono infatti di questo periodo le fornaci ormai distrutte nella frazione Rocchenere.
Nel secolo XVII Pagliara, seppur municipio di Savoca, divenne università con propri magistrati ed amministratori della cosa pubblica.
In questa epoca vengono commissionate dal clero e dai notabili locali due dipinti di pregevole fattura, "Le stimmate di S. Francesco" e la "Celebrazione della S. Messa per le anime del Purgatorio".
Si rammenta che nel 1652 Pagliara veniva già censita a parte da Savoca e contava 1114 anime e 317 case.
Nel 1678 viene ricostruita e ampliata la Chiesa dei SS. Pietro e Paolo (secondo Vito Amico, in quanto matrice, nel '700 a questa ne suffragavano altre nove minori), al cui interno si possono ammirare importanti opere (in parte proveniente da S. Maria di Polimenon), tra le quali, la stupenda pala d'altare del 1586, che a buon diritto può essere inserita tra le opere più importanti del patrimonio pittorico cinquecentesco siciliano.
Questo dipinto raffigura la "Vergine con Bambino in gloria tra i Santi Pietro e Paolo", si tratta di una delle due uniche tele autografe di Cesare da Napoli, l'intero quadro è incastonato in una macchina lignea coeva dipinta e dorata.
Altro discorso meriterebbe il dipinto ad olio su tela incollato su tavola del 1595, raffigurante la "Madonna dell' Itria".
Fu però nel '700 che Pagliara raggiunse il culmine della prosperità economica e sociale, grazie alla bachicoltura.
Sono infatti frequenti i matrimoni di nobili del luogo, (Argiroffi, Calabrò, Giunta) con membri dell'aristocrazia messinese (Sollima, Ciampoli, Capace, Minatolo), nel 1978 sono censite 1146 anime.
Il centro abitato si estende sulle colline che da sinistra fiancheggiano l'omonimo torrente, all'altezza del Km. 3,5 della strada provinciale 25 Roccalumera - Mandanici.
La struttura urbana antica si presenta pressoché intatta, sulla via principale spiccano alcuni palazzotti ottocenteschi (Calabrò, Allegra) e nei viottoli caratteristici si possono ammirare archi di pietra gialla e testimonianze di abitazioni tardo medievali.
Nel centro del paese, in Via Carceri, sono ancora visibili i resti delle antiche prigioni, in contrada Rinaldo esistono i resti di un antico frantoio a trazione animale, unitamente ai resti di un mulino ad acqua.
Di fronte all'abitato sorge la ottocentesca "Villa Loteta" all'ombra di un maestoso pino secolare (la sua altezza supera i 25 metri, la circonferenza circa 4,70 metri, mentre il diametro dell'ombra proiettata è di almeno 30 metri.
Altra parte significativa fu la sua marina, sino al 1854 parte integrante del comune, poi aggregata a Roccalumera, conosciuta già in epoca romana con il nome di "Tamaricium et Palmarum" nella prima metà del '700, la borgata di Palma vide la costruzione della Chiesa SS Crocifisso, ad opera della potente famiglia del senatore Giuseppe Calabrò, al cui interno è conservato un pregevolissimo crocifisso ligneo del '700, accanto ad esso sorge la coeva villa poi abitata dal poeta Tommaso Cannizzaro ed oggi di proprietà Argiroffi.
Nella marina sorgevano già nel secolo XVI varie locande, e sino all'ottocento ne rimaneva funzionante ancora una chiamata "Zi Paola".
A poca distanza dal baglio sorge la trecentesca "Torre Saracena" con merli aguzzi, dalla prima metà dell'ottocento, cominciò per questo comune un lento degrado, facilitato dallo spostamento della popolazione verso la marina, così facendo con regio decreto dell'11 Aprile 1880, il Municipio di Pagliara venne soppresso, ed il suo territorio aggregato a quello di Roccalumera.
Solo con la Legge del 5 luglio 1914 Pagliara venne ricostituito nuovamente in comune autonomo, distaccandolo da Roccalumera.
Nel territorio attuale vanno comprese anche le frazioni Rocchenere e Locadi (un tempo comune autonomo) posta di fronte a Mandanici a 330 metri S.L.M. al cui interno si notano strutture in rovina del tardo '600 e la cinquecentesca "Torre Sollima".
Nelle campagne circostanti sono inoltre ancora visibili antichi mulini ad acqua e vecchi frantoi.
Oggi gli abitanti di Pagliara sono occupati nel settore terziario ed alcuni si dedicano alla coltivazione degli agrumi e degli ulivi.


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