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S. Lucia del Mela

S. Lucia del Mela

  S. Lucia del Mela

Nella sezione che segue le notizie di carattere storico o leggendario sono estratte in sintesi dai testi pubblicati nel sito ufficiale del comune di S. Lucia del Mela - cfr. all'URL

Le origini di Santa Lucia del Mela (l'antica ManKarru), cittadina collinare dell'entroterra tirrenico, si perdono nella notte dei tempi. Reperti archeologici, tra i quali due tombe del secolo II a.C. rinvenute nel 1970 in contrada Càttera, e le notizie storiche-letterarie, che ritroviamo in molti libri e in vari documenti di analisti di luoghi, attestano la presenza, in tutta la valle del Mela, di insediamenti greco-romani. L'antico nome ManKarru viene abbandonato per fare posto a quello cristiano di Santa Lucia nel 1094, quando il Conte Ruggero, per adempiere al voto che aveva fatto in caso di vittoria sugli Arabi, fece innalzare una Chiesa ai piedi del Castello dedicandola alla martire romana Santa Lucia di cui era gran devoto.
Al nome di Santa Lucia viene aggiunto il toponimo Mela subito dopo l'unificazione d'Italia, per distinguerla da altri Comuni omonimi. Trae il suo toponimo dal torrente Mela dal quale Milazzo prese nome e nel cui porto sfociava.
Parallelo al Mela scorre il Floripotema, che sbocca ad est di Milazzo nei pressi di Archi.
Tra questi due torrenti, sul declivio del Makkaruna o ManKarru, sorge Santa Lucia del Mela. Sembra che anteriormente si chiamasse "Facellino", come il torrente sulla cui sponda sinistra, Padre Giovanni Parisi (eminente scrittore e storico) ubica un tempio dedicato alla dea Diana Facellina (o Artemide), dal quale proverrebbero le colonne della Chiesa dell'Annunziata.
Sono stati molti, gli studi che Padre Giovanni Parisi ha dedicato alla ricerca della precisa ubicazione, nella valle del Mela, del tempio dedicato a Diana Facellina. La stessa valle ove doveva sorgere, dipendente e non molto distante dal Facellino, l'Artemisio (così denominato per riferimento ad Artemide), luogo di convegno e rappresentanza del Tempio e il Nauloco, arsenale e bacino navale dell'Antica Grecia. Nella stessa zona ebbero sede, secondo la mitologia greca, i pascoli mitici delle vacche sacre al Dio Sole.
Attraverso periodi non sempre fulgidi, caratterizzati da insediamenti Arabi, Svevi, Angioini ed Aragonesi, spicca la data del 1206, con l'istituzione della "Prelatura Nullius" da parte di Federico II di Svevia. Con Federico II d'Aragona il Castello, distrutto dalle continue incursioni, venne ricostruito e la città venne cinta da robuste mura.
Santa Lucia del Mela, fu anche sede di un'importante Giudecca, quartiere in cui abitava una numerosa comunità ebraica.
Fiorentissima fu in Santa Lucia del Mela l'industria della tessitura della seta, con l'allevamento del baco, il cui bozzolo, grezzo o filato, veniva largamente esportato; furono anche presenti, le lavorazioni metallurgiche e l'attività mineraria dovuta allo sfruttamento di una galena argentifera. La città, in quanto demaniale, poteva vantare molte famiglie nobili. Magnifiche chiese, palazzi, fontane, avanzi di architettura medievale e rinascimentali fanno di Santa Lucia del Mela una città, meta d'obbligo per gli amanti del turismo culturale.
In periodi, diciamo più recenti, la cittadina ha avuto l'onore di ospitare il grande eroe Garibaldi, che ancora oggi viene ricordato con un'iscrizione in marmo sulla parete della Chiesa di San Francesco e con una via a lui dedicata.
Nell'anno 1206, Federico II di Svevia, grazie ai privilegi che il 5 luglio 1098, Papa Urbano II aveva dato ai suoi predecessori per riorganizzare la gerarchia ecclesiastica in Sicilia, staccò la chiesa di Santa Lucia del Mela, appartenente alla diocesi di Patti, durante la vacanza di quella sede per la morte del vescovo Stefano e la elevò alla dignità di "Preletura Nullius" (di nessun Vescovo, ma direttamente soggetta alla Santa Sede).
Così la chiesa di Santa Lucia del Mela, per mano di Re Federico II° di Svevia, diviene la prima e quindi la più antica "Prelatura Nullius" di quante ne siano state create dalla Santa Sede lungo il percorso dei secoli. Dallo stesso Annuario Pontificio risulta infatti che essa è l'unica in Sicilia e la più antica d'Italia e del mondo Cattolico. Subito dopo, in ordine di tempo vi è quella di Altamura (1248), Pompei (1926) e Loreto (1935).


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