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San Salvatore di Fitalia

San Salvatore di Fitalia

  San Salvatore di Fitalia

Nella sezione che segue le notizie di carattere storico o leggendario sono estratte in sintesi dai testi pubblicati nel sito ufficiale del comune di San Salvatore dt Fitalia- cfr. all'URL

Pare che l’origine del toponimo Fitalia risalga al primo processo di ellenizzazione della regione, avvenuta in epoca classica, prima della conquista romana (V secolo a.C.). Il toponimo infatti trova vari riscontri etimologici nel greco classico. I Greci arrivati in questa vallata, trovarono un terreno adatto alla coltivazione e lo chiamarono Fytalìa, ossia terreno produttivo o adatto alla coltivazione di alberi da frutto. Il nome Fitalia viene fatto risalire anche alla leggenda dei fitalidi, famiglia ateniese il cui eponimo era Fitalo.
Si presume che il mare occupasse parte della vallata del Fitalia, qui nel punto di confluenza delle due fiumare, chiamate del “Fitalia” e del “Panaghia”, in una posizione strategica per la comunicazione ed il commercio (punto di contatto tra i Greci provenienti dal mare, ed i Siculi dell’entroterra), sorge Fitalia.
Questo primo insediamento abitativo, ebbe anche la funzione di confine naturale tra i territori delle due città sicule Aluntium (oggi S. Marco D’Alunzio) e Agatyrnon (Capo D’Orlando).
Quando le truppe normanne a seguito di Ruggero irruppero nella vallata, la realtà abitativa di questo territorio era particolarmente fiorente. Dal luogo di confluenza delle due fiumare, guardando l’attuale paese di San Salvatore di Fitalia, all’epoca si trovavano: a sud il villaggio SS. Salvatore che in seguito diede l’origine ed il nome al castello; ad oriente, in contrada Rocca del Fitalè, vi era il villaggio del Fitalia anch’esso successivamente divenuto castello; a poca distanza dal villaggio Fitalia, sul versante sinistro della collina, vi era il villaggio Kami o Cuma (poi chiamato Santa Maria di Cuma ed oggi S. Maria di Roma); nel territorio dell’attuale comune, si trovavano anche i villaggi di S. Giorgio, Fani, Kubli, Kallegra; ed in fine sorgevano numerose torri di avvistamento. Tre torri erano in contrada Rocca di Fitalè, poi, la torre di Kami o Cuma, la torre di Castinnuzzu (nell’attuale territorio di Castell’Umberto – contrada Colamarco); sempre sul versante sinistro della collina vi erano le torri di Sant’Adriano Vecchio, Ruggeri e quella di Callegra o Giugà o Villa; altre tre torri in contrada Vischetto o Boschetto proprio al confine con il comune di Tortorici. Mentre ad occidente, a partire da Fitalia verso Galati, si trovavano la torre di Daino chiamata anche Torre D’Amato e poi la torre in contrada Casteddu, in contrada Kimera o Kiumera, in contrada Torre Capitano, in contrada Scrisera e al confine con Galati la Torre di contrada Fani o Bufana.
Nei documenti scritti, Fitalia compare per la prima volta, in uno dei primi diplomi del conte Ruggero, quando nel 1082, istituì la diocesi di Troina.
Da quel momento, le vicende del popolo del Fitalia furono strettamente legate alla politica del tempo ed alla risistemazione della Chiesa siciliana.
In questo periodo medievale il territorio venne diviso tra le due diocesi, ognuna delle quali aveva una entità giuridica propria, possedeva villani e gestiva il territorio. Questo comportò anche la separazione della popolazione che venne divisa in base al cognome all’una o all’altra giurisdizione.
Il popolo del Fitalia fu sottoposto a continue vessazioni quali: “…a l’obbligo di portare lo zucco in collo, lo porcello, la gallina, l’ova, le nove giornate di zappare, et altre angarie come villani e vassalli (…) non possono andar ad habitar in altre parti senza licenza del Vescovo“.
L’habitat del Fitalia cessò definitivamente sul finire del XIV secolo e si sviluppa così la terra del SS. Salvatore, questa, viene riconosciuta giuridicamente da parte della corona per opera di Vinciguerra Aragona.
Il 28 dicembre 1828, un Diploma Apostolico del Pontefice Pio VII, pose fine alla spartizione del territorio a scapito delle due diocesi, per la gestione del potere temporale il territorio del Fitalia venne interamente assegnato alla Diocesi di Patti, ma la “cura delle anime” veniva assegnata a due Parrocchie interamente indipendenti l’una dall’altra ognuna con il proprio Arciprete e Clero: quella del SS. Salvatore e quella di Santa Maria.
Oggi, di molte vicende se ne ha memoria scritta grazie alle pazienti ricostruzioni archivistiche e bibliografiche del geometra Antonello Pettignano, attento studioso e grande conoscitore della storia di S. Salvatore di Fitalia.
La storia del paese di S. Salvatore di Fitalia è, strettamente legata al culto del Santo patrono S. Calogero, e dei fasti della terra del S.S. Salvatore ne resta poca testimonianza. La maggior parte dei monumenti sono andati perduti come il Palazzo dell’Universitas, la Badia, il Peculio Frumentario, il Convento di San Francesco con annessa cappella di San Calogero (fondato nel 1615 e distrutta da una frana nella metà dell’ottocento), il Monastero di San Bartolomeo dell’ordine di S. Benedetto (fondato presumibilmente verso il ’500 e andato distrutto verso il 1880), la Chiesa di Santa Margherita (del 1537 d.C.) e la Chiesa di Santa Caterina D’Alessandria, il Monte di pietà (fondato nel 1816)la cinta muraria ecc… Fortunatamente, altri monumenti restano a testimoniare gli antichi splendori, come la Villa di Sant’Andrea, la Villa Barone, il “Casino” di Santa Maria di Roma, Duruso, i ruderi di Torre del Capitano e poi il tessuto urbano rimasto quasi invariato, il palazzo Catalano dell’800, il palazzo del Vescovo, palazzo Stazzone, la Chiesa di Santa Maria Assunta (del 500) e la maestosa basilica del “Salvador Mundi” (fondata in epoca bizantina), a questi si aggiunge “l’ospedale” intestato a San Calogero (costruito nei primi anni del ’900 sul luogo dove sorgeva il vecchio convento con l’annessa cappella di San Calogero).
Queste opere hanno resistito alle incurie del tempo e alle continue modifiche dell’assetto urbanistico, per testimoniare i tempi che videro il mutare del territorio da un insieme di piccoli villaggi a centro urbano.


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