SOPRINTENDENZA BCA
DI MESSINA

Territorio provinciale di competenza

Quadro riepilogativo delle attività istituzionali relative al Comune evidenziato sulla mappa

 

 

 

Clicca per tornare alla mappa generale di selezione - 108 Comuni

Tortorici

Tortorici

  Tortorici

Nella sezione che segue le notizie di carattere storico o leggendario sono estratte in sintesi dai testi pubblicati nel sito ufficiale del comune di Tortorici - cfr. all'URL

In una suggestiva vallata, circondata di monti e colline disseminate di case, sorge Tortorici.
I nomi di origine greca di alcune delle sue 72 contrade (c.da Moira-destino; c.da Potame-fiume) fanno pensare ad origini antichissime che la leggenda collega ad Enea. Probabilmente fondata in epoca bizantina da popolazioni di origine greca, che dal VII, VIII secolo si spostarono prima nell’Africa del Nord e successivamente si trasferirono in Sicilia e nell’Italia Meridionale, a seguito dell’Occupazione araba dell’Africa Mediterranea.
Forse identificabile con la località di Mangabah sotto la dominazione araba, risorta durante il periodo normanno, citata già nel 1082 come Turri Polit ed in successivi documenti dal 1151 come Terra di Turris Tudich o Turris Tudith.
I primi documenti che la citano sono comunque della fine del secolo XI quando i Normanni istituiscono le diocesi di Troina e Messina.
Sotto gli Svevi Tortorici è dominio feudale dei Pollichino e quindi dei Moncada e Mastrilli.
E’ nel 1300 che Tortorici avvia la sua espansione, costruisce le chiese oltre la cinta muraria, come S. Nicolò ed il SS. Salvatore, spingendosi anche oltre il fiume con la costruzione delle Chiese di S. Maria de Platea, S. Domenica, e S. Maria extra menia. Oltre la medievale cinta muraria non sorgono solo chiese, ma anche case, palazzi, opifici, botteghe. Se l’arte della fusione del bronzo è quella che ha dato maggior prestigio e notorietà a Tortorici, fiorente è anche la lavorazione del rame, l’agricoltura e l’estrazione dell’oro.
La presenza di una forte borghesia, che trae le risorse dalle attività artigianali ed agricole, ma anche dalle attività professionali, fa maturare nei cittadini, la convinzione di doversi riscattare dalla servitù feudale, anche perchè con la riforma amministrativa del 1583 che divideva la Sicilia in 44 Comarche, nei Nebrodi sono istituite le Comarche di Patti, Mistretta e Tortorici.
Quest’ultima aveva giurisdizione su 14 comuni: Alcara, Castania, Ficarra, Galati, Longi, Martini, Militello, Naso, Raccuja, S. Salvatore, Sinagra, Ucria, S. Marco con le terre di Capri, Mirto e Frazzanò.
Nel 1630 si libera però del giogo feudale divenendo città demaniale con diritto a sedere nel Parlamento siciliano e a potersi fregiare del titolo di “Fidelis et Victoriosa Civitas”.
La città vive i suoi momenti di maggiore splendore nei secoli XVI – XVII e XVIII. Fiorisce infatti un artigianato artistico le cui opere hanno sfidato i secoli. Maestri scalpellini nel 1602 hanno ricostruito la Chiesa di san francesco (Monumento nazionale) con annessi campanile e convento dei francescani che aprirono una scuola di filosofia e teologia. E’ del 1700 la ricostruzione delle chiese di Santa Maria e San Nicolò, solo per citarne alcune delle 39 esistenti.
La presenza di oltre 70 preti elevava il tono culturale delle comunità ma rappresentava anche un freno alla soluzione delle furibonde e secolari lotte insorte fra queste due ultime chiese per questioni di matriciato. I mastri campanari costruivano campane di tutte le dimensioni che si trovano nelle chiese di quasi tutta la Sicilia.
Il pittore Giuseppe Tomasi invadeva, con i suoi dipinti dal forte taglio caravaggesco, tutte le chiese della Sicilia Orientale dove si possono ancora ammirare.
Opere finissime in oro, argento, bronzo, rame, ferro battuto, venivano incessantemente create per uso interno ed esportazione.
Nel settore dell’industria si costruivano mulini, “paraturi” (gualchiere per la lavorazione dell’albagio) e martelletti per la laminazione del rame. Si producevano seta e profumi. Con questi prodotti e con la sua cultura invadeva i 14 paesi che gli facevano capo.
Tanto splendore vi fu malgrado una alluvione apocalittica che nella notte del 6 giugno 1682 cancellò buona parte della città che, con seicento morti, da 980 fuochi si ridusse a 470 fuochi.
Con l’inizio del nostro secolo i Tortoriciani promuovono intense attività commerciali avvalendosi principalmente dell’allora pregiato prodotto delle nocciole che collocavano sul mercato di Catania dove acquistavano tutte le specie di mercanzie; però imboccano il cammino che li farà nobili decaduti. Vengono infatti spogliati di quasi tutti gli uffici pubblici che vengono concentrati nella vicina Sant’Agata Militello; i professionisti si allontanano per andare a ricoprire cariche pubbliche e tuttavia lontane; gli artigiani sopraffatti dai prodotti dell’industria, si allontanano in cerca di migliore fortuna; i contadini, dopo secoli, abbandonano la coltivazione dei noccioleti che coprono oltre la metà del territorio.
L’incomparabile bellezza del paesaggio, la natura incontaminata, la variegata vegetazione (noccioleti, castagneti, cerrete, faggete), la pluralità di laghi (Badessa, Trearie, Cartolari) unitamente all’umile Petagna Sanuculaefolia che ha imposto nel vallone Calagni la costituzione di una riserva naturale, fanno di Tortorici ancora un paese di forte attrazione, dove si può godere delle bellezze naturali e si possono ammirare i monumenti e le opere pervenuti dal passato.
Accanto a Chiese e Monumenti, esiste un suggestivo centro storico fatto di un dedalo di viuzze nelle quali è possibile ammirare le chiavi di volta delle porte in pietra finemente istoriata. Esiste ancora il Mulino delle Ferriere (di proprietà comunale) costruito nel 1684, attivo fino al 1950, che fino al 1932 – data di chiusura delle controversie con l’usuraio Pallavicino e suoi aventi causa – costituiva una delle garanzie per il pagamento del debito di 14.000 once contratto tre secoli prima.
Tortorici mantiene la tipica struttura urbanistica medievale assunta nel periodo feudale: strette strade acciottolate, archi, antichissimi sottopassaggi, cortili e scalette hanno un fascino particolare. L’itinerario turistico è facilmente individuabile all’interno del paese iniziando dalla P.zza Principe di Napoli per imboccare la scalinata che immette in via Lo Giudice nella quale, percorsi pochi metri, si svolta a destra per immettersi nella via Morabito dove si notano parecchie chiavi di volta finemente lavorate da maestri muratori locali. Alla fine della strada ci si trova davanti alla Chiesa della Annunciazione o Batìa, così chiamata perché vi era annessa l’abbazia delle Clarisse.
Dando le spalle alla Batìa si imbocca la via Mancari nella quale, quasi all’inizio, si può notare un superbo arco in bugnato rustico e nella casa adiacente (residenza una volta della famiglia Ioppolo Ventimiglia barone di S. Andrea) un balcone con ringhiera in ferro battuto di forgia settecentesca, sostenuto da mensole (gattuna) in pietra istoriata. Ci si immette poi in un antichissimo sottopassaggio il cui soffitto, in tavole di legno e travi, risale a circa quattro secoli fa. Siamo così sbucati nella via Lo Giudice. Sulla destra si può vedere l’ormai degradato palazzo vescovile di Gaetano Galbato (le iniziali sono impresse sulla chiave in pietra del portone). Le grate poste alle finestre del piano terra indicano che lo stesso venne usato come prigione. Proseguendo per la via Lo Giudice si nota un elegante portale in bugnato rustico appartenente alla nobile famiglia Ventimiglia e proseguendo nel vicolo a destra (via Brogiotta) si può notare il sottopassaggio, il balcone, la finestra e le inferriate di una imponente casa. Continuando si passa accanto alle mura di un giardino, all’interno del quale, fino al 1850, vi era la chiesa della Madonna del Soccorso. Alla fine della via Lo Giudice si giunge in P.zza Duomo. Di fronte si può ammirare un maestoso monumento nazionale: la Chiesa di San Francesco o del Convento; mentre proprio sulla piazza sorge la settecentesca Chiesa di S. Maria Assunta con annesso il campanile nelle cui vicinanze vi è la Chiesa di S. Biagio nella quale si può ammirare un artistico arco normanno realizzato nel 1270. Ritornando verso il centro, attraverso la via Roma, si può notare il muro della curva di Santa Miritana (Emerenziana) realizzato nel 1927 durante il fascismo e sul quale era attaccato lo stemma. Deviando sulla destra si osserva la suggestiva facciata della Chiesa di S. Emerenziana già esistente nel 1607, storicamente importante perché la chiesa sorge su uno spuntone di roccia e non è stata travolta dalla tragica alluvione del 1682. Sul Ponte di Romanò si farà notare la facciata della Chiesa della Misericordia e principalmente la porta in legno realizzata da maestranze locali. All’interno si trova un dipinto raffigurante Santa Maria della Misericordia realizzato dal pittore palermitano Salvatore Ribela nel 1782. Percorsi pochi metri sulla via Vittorio Emanuele si arriva alla Chiesa di San Nicolò e proseguendo si raggiunge la Chiesa del SS. Salvatore . A poca distanza si trova il Palazzo Comunale nel cui atrio si trova la Pinacoteca Comunale depositaria di vari dipinti di artisti oricensi e del quadro di S. Caterina d’Alessandria di Giuseppe Tomasi; si possono anche osservare le due mazze d’argento dorate che vengono portate da due giovani in costume seicentesco quando il corteo guidato dal Sindaco e dalla Giunta consegna simbolicamente le chiavi della città a S. Sebastiano, in occasione della festa patronale. Al terzo piano del palazzo Municipale è stato inaugurato il 5 giugno 2004 il “Museo Etnofotografico, Mons. Calogero Franchina- Marietta Letizia”. Attraversando per pochi metri P.zza Faranda troviamo “la Pietra della Pittima”, posta proprio difronte al Museo Etno-antropologico “S.Franchina”, inaugurato nell’agosto 1998.
Prima di concludere l’itinerario si deve visitare la Fonderia “Trusso”.


SOPRINTENDENZA PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI DI MESSINA

Partita IVA 02711070827
codice fiscale 80012000826

Viale Boccetta,38 - 98122 Messina
tel. 090 36746111 FAX 090 363589
mail: soprime@regione.sicilia.it
soprime@certmail.regione.sicilia.it


Staff tecnico per la realizzazione del sito
Web master/designer Riccardo Vadalà
collaboratore: Francesca De Salvo
mail: riccardo.vadala@regione.sicilia.it

Tutti i diritti sono riservati ©Copyright
Le immagini sono protette e non possono essere utilizzate, copiate, riprodotte, modificate con alcun mezzo, ripubblicate sul web,
senza il consenso scritto del titolare del copyright ©.