Archivio Storico

L'Archivio Storico della Soprintendenza di Messina è attualmente costituito dal fondo Beni Architettonici e dal fondo Beni Paesistici. Il fondo Beni Architettonici comprende documenti a partire dal 1862 ed è articolato nelle due serie di Messina e della Provincia, consistenti rispettivamente in 150 e 471 fascicoli corredati da materiale grafico e fotografico. Il fondo Beni Paesistici è in corso di inventariazione.
Le pratiche più antiche sono quelle relative alla corrispondenza fra gli organi centrali, la Commissione di Antichità e Belle Arti di Palermo, l'Ufficio Regionale per la conservazione dei Monumenti della Sicilia dal 1891 (Regia Soprintendenza ai Monumenti dal 1909) e la periferica Commissione di Corrispondenza, della quale era presidente il Prefetto.
Gli incarichi per la conservazione dei monumenti danneggiati dal terremoto del 1908 svolti dall'architetto Giuseppe Patricolo, direttore dell'Ufficio Regionale, e dall'architetto Francesco Valenti, in qualità di suo collaboratore, portarono alla formazione di un ufficio locale, con sede accanto al patronato Regina Elena. In seguito all'istituzione del Regio Ufficio dei Monumenti in Messina, il 5 marzo 1915,  vennero  affittati dei nuovi locali in via Natoli.
Nel nuovo Ufficio confluirono i documenti prodotti a Palermo, come risulta infatti da un appunto sulla carpetta di uno dei più antichi fascicoli le pratiche di Messina e provinciafuronoconsegnate all'architetto Valenti, direttore dell'Ufficio fino al 1919.
All'inizio degli anni Venti, ancora in periodo di ricostruzione, l'Ufficio dei Monumenti ebbe sede presso il Duomo con a capo il funzionario delegato Ettore Miraglia fino alla prima metà del 1926. Successivamente il suo ruolo non è più documentato e gli incarichi di sorveglianza vennero svolti dal primo custode Giuseppe Mannina, mentre gli Ispettori Onorari, istituiti nel 1907, continuarono a coadiuvare gli organi statali nel dare notizia di quanto poteva interessare la conservazione dei monumenti e degli oggetti di antichità e d'arte, promuovendo i necessari provvedimenti. Nel 1928 l'Archivio di Messina risulta già trasportato a Palermo.
Nel 1939 la Regia Soprintendenza ai Monumenti venne sostituita dalla Soprintendenza ai Monumenti per la Sicilia Occidentale, con sede a Palermo, e dalla Soprintendenza ai Monumenti per la Sicilia Orientale, con sede a Catania, quindi le pratiche relative a Messina  e alla sua provincia vennero lì archiviate.
L'ordinamento delle unità archivistiche è stato condotto tenendo conto delle classificazioni e delle segnature già assegnate dalla Regia Soprintendenza per la Sicilia Orientale, la quale versò le pratiche a Messina quando entrarono in funzione le Soprintendenze Regionali per i Beni Culturali e Ambientali della Sicilia, a carattere provinciale, a seguito della legge regionale n. 80 del 1977.
Il nucleo documentario originario testimonia l'attività istituzionale svolta, fra l'altro, per la conservazione di chiese e monasteri nel contesto storico-istituzionale dell'occupazione militare nel 1863: il Ministero della Istruzione Pubblica, come si evince ad esempio da un documento del 1862, disponeva infatti sopralluoghi congiunti con le autorità civili e militari per mettere in salvo le opere pregevoli di belle arti della chiesa di S. Elia, e il presidente della Commissione di Antichità incaricava il Prefetto perchè convocasse la Commissione locale e facesse recapitare al Museo gli oggetti di belle arti.
Uno dei primi interventi di salvaguardia del patrimonio monumentale condotto dagli uffici storici riguarda la chiesa di S. Maria Alemanna in cui viene rinvenuto... nella superstite parte della diruta chiesa ... da gran tempo abbandonata ad uso di magazzino di bottai … un avanzo d'antichissimo tempio quasi intatto, ad archi acuti, con colonne d'alabastro … , come è testimoniato da una relazione datata primo agosto 1863 e firmata, in qualità di Corrispondenti, dal pittore e scultore Letterio Subba, dal pittore Michele Panebianco e dallo storico Gregorio Raymondo Granata, rappresentanti illustri del panorama culturale del tempo.
La ricca corrispondenza che si riferisce alle circostanze calamitose del 1908, come anche già nel 1894, fornisce notizie riguardanti non solo i monumenti stessi, ma anche il recupero di materiale artistico e di pregio dai monumenti danneggiati, i beni archeologici rinvenuti nel corso dei lavori per la ricostruzione della città e inoltre i progetti dei nuovi palazzi adiacenti gli edifici monumentali.
Molti di questi documenti hanno costituito il riferimento storico nell'ambito dei successivi interventi di restauro condotti dallo stesso Ente conservatore.

GRAFICI ARCHIVIO STORICO
NOTE INTRODUTTIVE

La documentazione già classificata e inventariata, è costituita da un insieme di circa 1755 elaborati di cui 663 riguardano Messina ed i villaggi limitrofi, e 1092 i Comuni della provincia.
I grafici, custoditi all'interno di faldoni, sono frammisti a carteggi e documenti, spesso indispensabili per la lettura di progetti, schizzi e rilievi.  Si conservano altresì dei “grafici sfusi”, relativi ad edifici monumentali di Messina. Talvolta privi di riferimenti documentali, essi sono identificabili solo per le didascalie o, in mancanza di queste, l'oggetto raffigurato rimane ignoto.
Fra i documenti grafici più antichi, si evidenziano: per Messina, degli schizzi del 1869  inerenti la chiesa dei Catalani (Faldone 4 - Unità 4.1); per la provincia di Messina, uno  schizzo del 1881, eseguito da “Antonio Saccà intagliatore”, inerente un soffitto ligneo della Chiesa Madre S. Maria del Tindari di Condrò (Faldone 8 - Unità 14-1).
Anche le vicende storiche della città lasciano un segno tangibile nella documentazione grafica. Dopo il 1908 per la ricostruzione di Messina, ai professionisti locali si aggiunsero architetti provenienti da altri ambiti culturali. Coppedè, Basile, Bazzani e tanti altri, attuarono un tipo di progettazione raffinata e di alto livello, frutto di esperienza e di una formazione intellettuale ben più estesa dei limiti provinciali. Di questa produzione, realizzata nel primo quarto del Sec. XX e spesso in cattivo stato di conservazione, resta un' interessante testimonianza che si distingue per i materiali e per le tecniche utilizzate nella rappresentazione architettonica. I disegni eseguiti ad inchiostro su carta telata semitrasparente, spesso sono colorati a mano con china acquarellata dai colori tenui, i particolari decorativi in scala 1:10 sono tracciati a matita, con la tecnica del chiaroscuro, le didascalie sono scritte manualmente con una calligrafia curata e ben leggibile. E' singolare notare che nel suddetto periodo, in mancanza di una cartografia aggiornata, a Messina gli interventi urbanistici vengono ancora progettati sulle mappe catastali antecedenti al 1908.
Per quanto riguarda la provincia di Messina, l’archivio abbonda di progetti di restauro, ripristino, manutenzione ordinaria e straordinaria; alcuni di essi sono volti alla riparazione dei danni provocati dal terremoto del 1978, quasi tutti riguardano edifici di culto.
Sono inoltre presenti dei progetti di riuso, come quelli elaborati per il Convento di S. Domenico, per il Palazzo Marullo, per le Catacombe della Chiesa S. Cono a Naso e tanti altri.
Un caso a parte è costituto dal Comune di Taormina che, per il pregio architettonico dei suoi edifici, l'impotanza dei ritrovamenti archeologici, unitamente alla vocazione turistica dei luoghi, è il Comune con la documentazione più cospicua dell'intero archivio.
Nei fadoni contenenti i documenti della provincia si trovano anche dei grafici inerenti la revisione della toponomastica nei Comuni di Ali' e di Naso, nonchè gli schemi degli impianti di illuminazione pubblica nell'area del messinese.


IL PATRIMONIO ICONOGRAFICO


La fotografia, strumento di analisi, permette di documentare al di là delle parole con un approccio semplice e veritiero, il territorio urbano e non. E' il riconoscimento simultaneo di un luogo, di un frammento di tempo. Il linguaggio per immagini affascina, evoca emozioni, suscita riflessioni e diventa uno spunto sull'eternità attraverso un momento temporale irripetibile.
L'archivio storico fotografico della Soprintendenza di Messina  può costituire un valido aiuto alle diverse esigenze di studio e di lavoro e, in mancanza di altri riferimenti documentari, rappresenta un ausilio per coloro che hanno l'esigenza di imbattersi,  attraverso le  fotografie, nel nostro passato recente.
Le fotografie, custodite all'interno di faldoni numerati, constano di circa 8886  unità, alle quali si aggiungono 493 diapositive. Il suddetto materiale afferisce a beni culturali architettonici, storico-artistici, paesistici e paesaggistici di Messina e provincia e si collocano in un arco temporale che parte dal 1908 circa . Parallelamente alla maggior parte delle fotografie di autore anonimo, si rintracciano nomi noti su scala nazionale quali  i f.lli Alinari, e  a livello locale Ledru Mauro, Giovanni Crupi e Filippo Cianciafara.
Spesso si tratta di immagini in bianco e nero. Talvolta i fotogrammi sono realizzati per fini prettamente tecnici, ma non mancano le foto di contenuto artistico. In entrambi i casi esse forniscono particolari di grande interesse storico-culturale. Altre fotografie sono invece presenti a corredo dei documenti ai quali sono strettamente correlate. Di particolare pregio si conservano le foto della Chiesa di S. Giuseppe e  della Torre dell' Orologio di Taormina di Anderson datata 1929 e custodita nel faldone 23 , quella della Chiesa Normanna dei S.S. Pietro e Paolo di Forza D'Agro' sempre dello stesso autore presente nel faldone 04 o quelle della Chiesa di San Giovanni di Malta conservate nel faldone 11.


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