Area Archeologica Grotta di San Teodoro - Acquedolci

Acquedolci si affaccia sulla costa tirrenica settentrionale siciliana, di fronte alle Isole Eolie, e si sviluppa alle falde del massiccio calcareo di monte San Fratello (710 mt. s.l.m.).
Varie ipotesi sono state avanzate per spiegare l’origine del nome della cittadina. Già le fonti letterarie fanno riferimento, in vario modo, alle “acque dolci”della zona. Cicerone, riferendosi al porto commerciale e militare di Apollonia (antico nome greco di San Fratello), lo indica come "Carricatorum Aquarium Dulcium"; Tommaso Fazello (XVI sec.) citando le "Acquae deinde cognomate Dulce cum taberna Hospitatoria", e Maurolico indicando "Acquae Dulce Fundaco", si riferiscono presumibilmente al fondaco attorno al quale ruotava il commercio dei prodotti locali in epoca araba. Una teoria riporta l’origine del nome alla leggenda secondo la quale i romani, durante le guerre puniche, attingevano acqua potabile direttamente in mare, evitando così di scendere sulla terraferma. La leggenda ha trovato conferma nella conformazione geologica del territorio, caratterizzato dalla presenza di fiumi sotterranei che affiorerebbero a poche miglia dalla costa, rendendo l’acqua del mare dolce e potabile.
Lo storico locale Alfonso Di Giorgio riporta invece l’origine del nome agli scoli dei trappeti per la lavorazione della canna da zucchero che rendevano dolciastra l'acqua del mare.
Le evidenze riferibili ad una frequentazione dell’attuale area urbana e del territorio in età classica, dipendono da rinvenimenti sporadici non sempre verificabili. L’areale costiero doveva essere parte della chora dell’antica Apollonia (S. Fratello) che, al pari di altri centri antichi vicini, disponeva di un porto.
Potrebbero essere spia della presenza di un quartiere extraurbano prossimo al porto e alla viabilità costiera, i resti di un ambiente con pavimento musivo di età romana, affiorati nei pressi della stazione. Poco distante è stato segnalato il rinvenimento di sepolture risalenti ad età tardo-imperiale.
Il sito dell’attuale cittadina occupava in età romana una posizione strategica lungo la via Consolare Valeria. In essa si attesta, con il nome di S. Filadelfio Marina, uno degli hospitalia medievali posti lungo la via Francigena, utilizzata dai pellegrini in viaggio verso Gerusalemme, Roma e Santiago de Compostela. Tali hospitalia coincidevano o erano prossimi alle stazioni di posta attestate già nella "Tavola Peutingeriana".
Lungo l’antica via Francigena, nel borgo Marina Vecchia, è anche la piccola chiesa di San Giacomo. Meta di pellegrinaggio, la chiesetta fu costruita tra l'VIII e il IX secolo; più volte distrutta dai Saraceni e ricostruita nel 1362, venne restaurata nel XVIII secolo e negli anni '90 del secolo scorso.
Rilevanza architettonica hanno anche i ruderi del Castello, edificato tra il XVII e XVIII dai principi di Palagonia, inglobando una delle torri d'avvistamento fatte edificare da Carlo V, per la difesa delle coste siciliane, nel XVI secolo.
Attorno alla torre si era sviluppato già nel XVI secolo, il Borgo delle Acque Dolci, oggi Marina Vecchia, caratterizzato anche da un nucleo di case settecentesche.

Grotta di S. Teodoro

Poco distante dal centro urbano il sito di maggior rilievo è la suggestiva grotta di S. Teodoro che, con il vicino Riparo Maria, si apre sulla parete di un'alta falesia calcarea, il Pizzo Castellaro. Creata da un fenomeno carsico, è uno dei capisaldi per la conoscenza del paleolitico superiore nel mediterraneo. Tra le numerose grotte siciliane contenenti resti vertebrati quaternari e manufatti litici, infatti, la grotta di S. Teodoro occupa un posto di particolare rilievo poiché è l’unica ad aver restituito resti scheletrici delle popolazioni diffuse in Sicilia nel Paleolitico Superiore, nella fase assegnata dalla letteratura recente ad un intervallo compreso tra i 14.000 e 10.000 anni (epigravettiano recente-finale). Tale datazione trova conferma nelle industrie litiche rinvenute all'interno e all'esterno della grotta, rappresentate da numerosissimi strumenti in selce e quarzite, che rivelano la presenza di almeno due facies culturali. Sin dalle prime esplorazioni venne rilevata nel sito la presenza eccezionale di abbondanti resti osteologici di faune quaternarie (elefante, cervo, iena, cavallo, ippopotamo), precedenti la comparsa dell'uomo in questo territorio. Questi depositi più antichi, sistematicamente indagati negli anni ottanta nel talus antistante la grotta e nel Riparo Maria, presentano caratteri paleontologici, tafonomici e stratigrafici mai osservati, di importante riferimento per la conoscenza dei mammiferi pleistocenici in Sicilia e in alcuni casi unici nel panorama delle conoscenze sulle grotte fossilifere europee.
Dall’area antistante la grotta, forse da una situazione stratigrafica di scivolamento, provengono anche interessanti frammenti ad impasto decorati con motivi in nero e bruno su fondo rosso, ascrivibili alla civiltà castellucciana, e indicatori di un insediamento della prima età del bronzo ancora non esplorato.
A monte della stessa grotta, nella zona Castellaro, rinvenimenti sporadici, tra i quali si individuano frammenti di ceramica da cucina e di sigillata italica, sono indizio di un insediamento o di una fattoria utilizzata tra il I sec. a.C. ed il I sec. d.C.

Una selezioni dei materiali rinvenuti sul sito è esposta all'interno dell'Antiquarium Comunale sito ad Acquedolci in via .
Area archeologica di San Teodoro, c.da Favara - Acquedolci (ME)
Tel. 0941/730005
Orari ingresso : Tutti i giorni dalle ore 9.00 a un’ora prima del tramonto
Ingresso gratuito

link alla mappa provinciale - Comune di Acquedolci


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