Villa Romana - Patti Marina

Costruita agli inizi del IV sec. d.C. a seguito della demolizione di un precedente edificio risalente al II-III sec. d.C., a sua volta impiantato su strutture del II-I sec. a.C., la villa di Patti Marina, costituisce un interessante documento dell’assetto del territorio della Sicilia in epoca tardoantica, quando si realizzano, conseguentemente all’affermazione del latifondo, vasti complessi architettonici, che associano la funzione abitativa con quella produttiva.
Distrutta da un violento terremoto, alla fine del IV sec. d.C., la villa continuò ad essere frequentata, sia pure con sensibili trasformazioni, fin oltre il VI sec. d.C., come attestano alcune sepolture ad inumazione, rinvenute nel settore più ad est del complesso, e una ricca documentazione di materiale ceramico e numismatico che arriva largamente a coprire il X e XI sec. d.C.. L’edificio residenziale, scoperto in occasione dei lavori per la costruzione dell’autostrada Messina-Palermo, nell’agosto del 1973, si trova a nord delle colline su cui si estende la moderna città di Patti, a pochi chilometri di distanza dal sito di Tindari, sulla sponda destra del torrente Montagnareale, in prossimità della costa e di quello che doveva essere l’antico tracciato della via Valeria.
Al complesso si accede attualmente da un ingresso, probabilmente secondario (posticum), situato sul lato ovest dell’articolata planimetria, che immette direttamente in un grande peristilio quadrangolare, orientato sull’asse nord-sud e che rappresenta il punto focale della villa, intorno a cui si distribuisce la numerosa serie degli ambienti privati, di soggiorno/ricevimento, di rappresentanza e di servizio.
Il peristilio si presenta elegantemente decorato, su tutta la superficie, da un mosaico pavimentale policromo, steso “a tappeto” e costituito da una simmetrica composizione a doppia serie di riquadri, delimitati da festoni di alloro, trecce e meandri spezzati.
Arricchito da un quadriportico, il peristilio si apre su una corte centrale, adibita a giardino (viridarium), con una serie continua di archi a sesto ribassato, voltati su pilastri, di cui è possibile ammirarne l’alzato, sul lato sud, e i crolli perfettamente leggibili, sul lato est.
Nell’ampio spazio rappresentato dalla corte/giardino, sono oggi visibili ampi tratti di una decorazione musiva pavimentale da mettere in relazione con alcuni ambienti che appartenevano al preesistente edificio del II-III sec. d.C. Si tratta di mosaici policromi variamente articolati da motivi geometrici, ma anche da scene figurate, come nel caso del cosiddetto “mosaico di Bacco”, in cui il Dio è rappresentato stante al centro di un medaglione circolare, con intorno una teoria di bighe trainate da antilopi e pantere.
Un’ampia sala triabsidata, domina il lato sud del peristilio con funzione di “sala da pranzo” (triclinium), fronteggiata da un maestoso arco a tutto sesto, oggi restituito nell’alzato, insieme alla parete portante di destra, non oltre il piano d’imposta.
L’importanza e la particolare architettura di questa sala sono sottolineate dall’articolazione decorativa del mosaico pavimentale, costituito da motivi a cerchi e a mandorle che delimitano ottagoni curvilinei in cui sono le raffigurazioni di animali domestici e selvatici.
Una particolare sala absidata, con ricco pavimento musivo, domina, in posizione eccentrica, il lato est del peristilio, il cui ingresso è scandito da due colonne in muratura a mattoni anulari.
La fronte principale della villa doveva probabilmente prospettare verso il mare e svilupparsi, insieme ad un ingresso monumentale, nella parte più a nord dell’area, laddove recenti indagini archeologiche hanno restituito il perimetro di un grande “portico”, orientato sull’asse est-ovest e di cui è visibile una regolare successione di pilastri quadrangolari.
Le terme
A nord-est del complesso architettonico organizzato intorno al peristilio, si colloca l’edificio termale, non direttamente raggiungibile con l’attuale percorso di visita, ma ben visibile percorrendo, dalla parte esterna, il lato est del peristilio.
Al pari di altre coeve residenze nobiliari (ad esempio la villa del Casale di Piazza Armerina), con cui la villa di Patti Marina condivide, oltre all’impostazione generale della planimetria, anche i principi della decorazione musiva di chiara matrice africana, l’edificio termale doveva avere destinazione privata ed essere direttamente collegato all’impianto abitativo.
Benché parzialmente esplorato e pesantemente danneggiato dalle prime opere per la costruzione dell’autostrada, è possibile distinguere: l’ambiente per il bagno freddo (frigidarium) e le vasche; l’ambiente tiepido/caldo (tepidarium/caldarium) con pavimentazione sorretta da colonnine in mattoni (suspensurae) e il forno (praefurnium), nonché diversi impianti per la canalizzazione dell’acqua.

L’ANTIQUARIUM

L’antiquarium offre al visitatore un’immagine quanto mai sintetica ed esemplificativa dei manufatti mobili emersi dallo scavo archeologico della villa romana di Patti Marina, al fine di delineare un quadro complessivo della cultura materiale e di contribuire alla conoscenza degli aspetti socio-economici che hanno caratterizzato la vita dalla fastosa residenza, epicentro di un vasto latifondo.
La selezione cui è stata sottoposta l’ingente ed eterogenea quantità dei materiali, trova giustificazione nell’assoluta precarietà dello stato di conservazione.
Trattandosi quasi esclusivamente di frammenti, sono stati oggetto di esposizione soltanto materiali diagnostici, dall’intrinseco valore storico-scientifico, ma di agevole fruizione.
L’antiquarium attraversa il sito archeologico in tutte le fasi della sua storia, scandite di volta in volta dalla cronologia dei materiali e debitamente documentate dall’apparato grafico-illustrativo, sistemato lungo le pareti della sala.
Un’unica grande vetrina espositiva accoglie materiale ceramico cronologicamente compreso tra II sec. a.C. e VII sec. d.C., con un repertorio di forme, classi e produzioni quanto mai ricco e diversificato, dalla ceramica campana, alla terra sigillata (italica, africana, orientale), dalla ceramica funzionale alla preparazione, cottura e conservazione degli alimenti (ad esempio, i grandi dolia, esposti al centro della sala), alle anfore da trasporto.
Una seconda vetrina espositiva accoglie i materiali che costituivano il corredo funerario delle sepolture, rinvenute nell’area dell’edificio termale, a conferma di una frequentazione del sito, tra VI e VII sec. a.C., successiva alla distruzione della villa.
Tre contenitori espositivi accolgono rispettivamente piccoli oggetti in osso e metallo, nonché una selezione cronologica delle attestazioni monetali.
Non meno significativa l’esposizione, all’interno della sala, di alcuni reperti in marmo, fra cui il torso di una statua maschile, il bassorilievo con scena di sacrificio, iscrizioni ed elementi architettonici, che testimoniano della ricchezza e del gusto decorativo della villa di Patti Marina.

Galleria fotografica

Villa Romana di Patti Marina, via Giovanni XXIII, 2 – Patti (ME)
Tel. 0941/361593

Orari ingresso : Dal 01/10 al 15/10 ore 09.00/17.30; dal 16/10 al 31/10 ore 09.00/17.00; novembre e dicembre ore 09.00/16.00
Biglietto singolo intero: 4,00 €.
Biglietto singolo ridotto: 2,00 €
Note: Dal 1 settembre 2015 è istituito il biglietto unico per la visita della Villa Romana di Patti Marina e dell'area archeologica di Tindari (tariffa intera di € 8,00 e ridotta di € 4,00), la cui validità è di tre giorni dalla data di emissione.

link alla mappa provinciale - Comune di Patti


SOPRINTENDENZA PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI DI MESSINA

Partita IVA 02711070827
codice fiscale 80012000826

Viale Boccetta,38 - 98122 Messina
tel. 090 36746111 FAX 090 363589
mail: soprime@regione.sicilia.it
soprime@certmail.regione.sicilia.it


Staff tecnico per la realizzazione del sito
Web master/designer Riccardo Vadalà
collaboratore: Francesca De Salvo
mail: riccardo.vadala@regione.sicilia.it

Tutti i diritti sono riservati ©Copyright
Le immagini sono protette e non possono essere utilizzate, copiate, riprodotte, modificate con alcun mezzo, ripubblicate sul web,
senza il consenso scritto del titolare del copyright ©.